Lavoro, doppia gaffe del Comune di Napoli

Dopo la figuraccia dello slogan nazista, l’assessore Buonanno mette una pezza peggiore del buco

di Giancarlo Tommasone

Quando si dice la pezza è peggio del buco; è il caso dell’assessorato alle Politiche sociali e al Lavoro, retto da Monica Buonanno. Per celebrare il Primo Maggio, in principio era stato scelto lo slogan di nazista memoria, «Il lavoro rende liberi» (proprio così), quello che sinistramente campeggiava all’ingresso dei campi di sterminio. Poi, dopo essersi accorti della gaffe colossale, hanno pensato (male) di farne un’altra, e hanno subito «partorito» la nuova frase: «Solo il lavoro rende la dignità». Come a dire: se non hai occupazione, se l’hai persa  – quando soprattutto in questi giorni, si contano a migliaia i napoletani che non hanno più un posto -, se sei stato licenziato, sei una persona che non ha dignità.

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La gaffe colossale: solo il lavoro rende liberi

Senza nulla voler togliere – nello specifico – alla gravità delle uscite dell’assessorato di Buonanno, va sottolineato che il Comune di Napoli, è l’ultimo che può parlare di dignità quando c’è da accostarla alla parola lavoro. Che cosa ha fatto negli ultimi 9 anni, Palazzo San Giacomo, per creare, assicurare e salvaguardare occupazione? Stando ai risultati, che sono sotto gli occhi di tutti, praticamente nulla.

Il Comune di Napoli dimentica che…

Se a Piazza Municipio non hanno memoria storica – e non ce l’hanno, tanto che hanno utilizzato lo slogan dei lager nazisti per la festa dei lavoratori – li aiutiamo noi a ricordare.  Dunque, giusto per citare qualche «episodio», non dimentichiamo che durante l’Amministrazione guidata da Luigi de Magistris, ha chiuso i battenti Bagnoli Futura (crac da oltre 124 milioni di euro, a tanto ammonta lo stato passivo del fallimento). Stessa sorte è toccata anche a Napoli Sociale Spa e a Elpis (la società delle affissioni).

Il punto sullo stato delle partecipate

Inoltre, va ricordato che Napoli Servizi e Mostra d’Oltremare hanno i dipendenti in cassa integrazione; il Caan (Centro agroalimentare di Napoli) è in liquidazione; sempre più incerta è la sorte di Terme di Agnano. E poi il caso dei casi, la partecipata per eccellenza, Anm (Azienda napoletana mobilità), che continua a percorrere la strada che costeggia il baratro.
Un consiglio all’assessore Buonanno e a tutti gli inquilini del Comune di Napoli: il lavoro è una cosa seria, prima di parlarne, di adottare frasi infelici per celebrarlo, e di accostarlo alla dignità delle persone, cominciate ad averne cura e a rispettarlo.