Il Riesame conferma il carcere e il metodo mafioso. L’ex compagna vuole parlare, mentre i conti portano ai carbon credit.
Il Riesame chiude la porta
Valter Lavitola resta nel carcere di Rebibbia. Il tribunale del Riesame di Roma ha respinto la richiesta di arresti domiciliari e confermato l’aggravante del metodo mafioso contestata per l’attentato contro Sigfrido Ranucci.
L’ex editore ha consegnato una memoria di oltre settanta pagine e reso dichiarazioni spontanee. Il tentativo non è bastato. La decisione consolida il quadro già emerso nella ricostruzione del caso Lavitola-Ranucci.
La confessione e la bomba “amica”
Lavitola si è assunto «tutte le responsabilità» come mandante. Ha indicato Clesio Gomes Tavares come autore dell’idea di utilizzare una bomba. A lui avrebbe affidato un mandato ampio, precisando però di «non fare male a nessuno».
La sua versione resta quella di un attentato organizzato per alzare il livello di protezione di Ranucci. Lavitola ha parlato del loro «grande rapporto di amicizia» e della speranza di ottenere, attraverso quel legame, «un riscatto sociale».
I giudici non credono alla spiegazione
Il pm Edoardo De Santis e i carabinieri del Nucleo investigativo seguono una pista diversa. Il raid avrebbe dovuto aumentare la popolarità del giornalista in vista di una possibile candidatura politica.
I difensori Sergio e Arturo Cola avevano proposto il trasferimento in un’abitazione della Basilicata. «Chiaramente noi rispettiamo in pieno quelle che sono le decisioni della magistratura, anche se non le condividiamo assolutamente sia in fatto che in diritto», ha dichiarato Sergio Cola. La difesa ha già presentato ricorso in Cassazione.
L’ex compagna si offre di parlare
Adesso si apre un altro fronte. Natalia Potenza, ex compagna di Lavitola e madre dei suoi due figli, ha chiesto di essere ascoltata. Il suo legale Giuseppe Cavallaro ha annunciato dichiarazioni «che potrebbero essere utili alle indagini».
La donna aveva già ritirato la disponibilità ad accogliere Lavitola nella propria abitazione. Gli investigatori potrebbero chiederle informazioni sulla vita privata e sugli affari condivisi durante una relazione iniziata in Argentina.
Il messaggio arrivato dal telefono di Cianfoni
Potenza aveva ricevuto dal numero di Laura Cianfoni, donna vicina a Ranucci, l’ordinanza cautelare contro i quattro presunti esecutori dell’attentato.
Ranucci ha replicato: «Non esiste alcuna chat segreta. È stata mandata un’ordinanza già pubblica, su mia richiesta, e, di sua spontanea iniziativa, un semplice messaggio di cortesia per sapere come stava. Punto, null’altro».
I messaggi cancellati dai dispositivi
Gli accertamenti proseguono sui telefoni e sui computer sequestrati. Gli inquirenti avrebbero rilevato messaggi cancellati e vuoti temporali nelle conversazioni con Ranucci.
Terminata l’analisi, potranno essere convocati altri testimoni, compreso l’ex conduttore di Report. Le lacune digitali si aggiungono alle domande già sollevate dalla pista tra Roma, Zimbabwe e Camerun.
Il denaro dell’uomo ufficialmente nullatenente
Il nuovo asse dell’inchiesta riguarda i soldi. Lavitola risulta ufficialmente nullatenente, eppure avrebbe finanziato viaggi, safari di lusso e investimenti africani.
Il progetto principale porta in Camerun. La società Future Awaits, costituita con Tavares, avrebbe acquistato concessioni su migliaia di ettari di mangrovie per produrre crediti di carbonio. Il settore rientra nei meccanismi internazionali disciplinati dall’accordo di Parigi sui carbon credit.
Il business da 1,8 milioni
L’affare sarebbe stato sostenuto dai vertici di Urban Vision attraverso Neutralia, partecipata da Gianluca De Marchi e Fabio Mazzoni. I rapporti, secondo quanto dichiarato, si sarebbero chiusi in primavera. Il valore del progetto viene indicato in 1,8 milioni di euro.
Ranucci era stato fotografato nel bistrot Cefalù insieme con Lavitola e De Marchi. La Procura vuole capire se l’amicizia comprendesse anche interessi economici comuni.
Lo Zimbabwe e i venti milioni dichiarati
Un secondo progetto porta in Zimbabwe, dove Lavitola avrebbe dichiarato al governo di disporre di 20 milioni di euro. Sullo sfondo compare un’intervista rilasciata da Ranucci a un quotidiano locale, dedicata ai carbon credit e a un ex socio africano dell’imprenditore.
Gli investigatori cercano ora il collegamento tra quel progetto, i movimenti finanziari e gli altri rapporti costruiti nel continente. L’intera vicenda giudiziaria è stata ricostruita anche nel dossier RaiPlay sul caso Ranucci-Lavitola.
Il bistrot incassa molto e guadagna poco
A Roma, intanto, i numeri portano al Cefalù bistrot. Potenza controlla Baires, società proprietaria dell’attività dopo il passaggio del ramo d’azienda dalla cooperativa Cefalù.
Baires ha registrato ricavi per 757.234 euro, ma l’utile si è fermato a 20.734 euro. I debiti sono saliti da 186.372 a 336.647 euro, mentre il patrimonio ha raggiunto 33.890 euro a fronte di un capitale sociale di mille. La vecchia società Cefalù ha chiuso con 5.350 euro di ricavi e un patrimonio negativo.
Sono cifre lontane dai venti milioni dichiarati per il progetto africano. Ed è proprio in quella distanza che gli investigatori cercano adesso il denaro di “Valterino”.

















