Filippo Capaldo

Le intercettazioni dell’inchiesta

di Giancarlo Tommasone  

Dalle intercettazioni allegate all’ordinanza di custodia cautelare redatta per l’inchiesta sul cosiddetto latte dei Casalesi, emerge anche come i fratelli Nicola e Filippo Capaldo (nipoti del boss Michele Zagaria) si lamentino del fatto che nella loro zona, ad Aversa, agisca una ditta concorrente, concessionaria Parmalat, di Pozzuoli. E’ il 16 maggio del 2015 e il dialogo avviene all’interno degli uffici della Cil, azienda di Adolfo Greco. A questo punto, sottolineano i magistrati, «a fronte delle lamentele manifestate da Capaldo (Nicola), Greco gli suggerisce di trasformare la cooperativa in una società a responsabilità limitata, mantenendo però la stessa ragione sociale, “Santa Maria” e se possibile la stessa partita Iva».

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Alla conversazione partecipa anche Alfonso O.,
che Capaldo presenta come suo uomo di fiducia

«Se voi volete trasformare la cooperativa in srl… si chiama sempre Santa Maria», argomenta l’imprenditore stabiese. «E la partita Iva?», chiede Alfonso. «Io credo che non cambia… perché quella è… (comunque) parlate con il ragioniere», risponde Greco.

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Nel corso del colloquio captato, «si evince pure che l’azienda (la coop Santa Maria) – è riportato nell’ordinanza – stava effettuando dei cambiamenti. In particolare (Alfonso) e Capaldo spiegavano che, sia il responsabile commerciale che l’amministratore sarebbero presto stati sostituiti con soggetti di particolare e specifica professionalità». Così, commentano il passaggio della intercettazione gli inquirenti, «da non destare sospetti neppure con i dipendenti, che la reale gestione fosse in capo ai Capaldo».

Il tentativo di «prendere
due piccioni con una fava»

«Stiamo cercando di fare questo perché abbiamo cercato di fare (prendere, ndr) con una fava due piccioni… allora, la prima cosa, noi ci siamo distaccati ufficialmente… quindi i ragazzi (i dipendenti della ditta)… gli operai sono i primi a sapere che non ci “azzecchiamo” (non c’entriamo, ndr)», afferma Capaldo. Che spiega ancora meglio: «Voi lo sapete, come succede… li fermano per strada, chi dice una parola…». Mentre il fatto che i Capaldo non comparissero nella società, sostengono i magistrati, avrebbe potuto far superare anche questo tipo di «problema» esternato dal nipote di Zagaria, nel corso della conversazione del 16 maggio 2015.