Adolfo Greco, Filippo Capaldo e Michele Zagaria

Sette persone sono state arrestate, in totale gli indagati sono dieci

di Giancarlo Tommasone

«Là, sono stato io che li ho rimessi in moto», dice intercettato Adolfo Greco. Quelli che si «vanta» di aver aiutato, di aver «rimesso in moto», altri non sono che i fratelli Nicola e Filippo Capaldo (condannato per camorra), nipoti del boss dei Casalesi, Michele Zagaria. La conversazione risale al 13 agosto del 2013, e intercorre tra l’imprenditore stabiese e il titolare di un’azienda di trasporti che si occupa della distribuzione del latte. Greco, 69 anni, mercoledì scorso è stato raggiunto da una misura di custodia cautelare con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Insieme a lui, sono finiti in carcere i citati fratelli Capaldo. Quattro invece le persone per cui sono stati disposti i domiciliari: si tratta di due dirigenti territoriali Parmalat (l’azienda non è indagata), Antonio Santoro e Lorenzo Vanore (a loro si contesta lo stesso reato di Greco). E di due soggetti ritenuti essere dei prestanome (per conto dei nipoti di Zagaria), Teresa Zazzaro e Giuseppe Petito. Rispondono di trasferimento fraudolento di valori.

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Gli indagati, in totale, sono dieci. Al centro dell’inchiesta la costituzione della cooperativa Santa Maria (secondo i magistrati, sempre occultamente gestita dai Capaldo), per continuare a disporre della concessione della Parmalat. Concessione interrotta con la vecchia ditta dei nipoti di Zagaria, la Euromilk, che era stata confiscata. Greco, sottolineano gli inquirenti, ha una parte fondamentale nella manovra, atta ad aiutare i Capaldo. Addirittura fornisce loro il latte a prezzo di costo, in attesa della stipula del contratto tra l’azienda di Collecchio e la coop Santa Maria. Il 21 novembre del 2013, è annotato nell’ordinanza a firma del gip Leda Rossetti, negli uffici della Cil (società dell’imprenditore stabiese) viene intercettata una conversazione di particolare importanza, che «conferma il rilevante aiuto offerto da Greco» ai Capaldo.

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Alla conversazione partecipano lo stesso Greco, sua moglie Angela Annita Rega, e il defunto Tobia Antonio Polese (meglio noto come don Antonio, «il boss delle cerimonie», protagonista dell’omonimo programma televisivo trash). Va sottolineato che né la moglie di Greco, né Polese risultano coinvolti nell’inchiesta in questione.

Tobia Antonio Polese, meglio conosciuto come don Antonio, il defunto boss delle cerimonie

Tornando alla conversazione, a un certo punto, Rega chiede al marito che prezzo avrebbe dovuto praticare per il latte destinato alla cooperativa Santa Maria. «Devi mettere il prezzo che paghiamo noi», dice Greco. «Il prezzo di acquisto?», chiede la moglie. «Sì, e quello di conoscenza», conferma il marito. Greco, poi, sottolinea: «L’unica cosa, quanto lo paghiamo, a tanto glielo diamo». «Che cosa?», domanda Antonio Polese. «Santamaria – spiega Greco – Quelli sono i nipoti di Zagaria». «Ah?…. quando si deve chiudere un occhio, si deve chiudere», riconosce don Antonio.

Le conversazioni
intercettate
dalle forze dell’ordine

A questo punto la conversazione è «omissata», poi la trascrizione dell’ordinanza riprende con Greco che dice: «Le cose quando uno le sa fare». «Eh, fatte a regola d’arte», sottolinea Polese. E Greco continua: «Quella, l’azienda (si riferisce evidentemente alla Parmalat) non voleva risolvere (la questione della concessione alla coop), al direttore generale gli dissi: devi fare così come dico io».