Adolfo Greco, Filippo Capaldo e Michele Zagaria

La coop riconducibile ai nipoti del boss Michele Zagaria

di Giancarlo Tommasone

A oltre due mesi dalla conclusione del rapporto di fornitura di latte a prezzo di costo, operato da Adolfo Greco nei confronti della cooperativa Santa Maria, riconducibile ai fratelli Nicola e Filippo Capaldo (nipoti del boss dei Casalesi, Michele Zagaria), l’imprenditore stabiese non è ancora tornato in possesso di 200mila euro. Si tratta dei soldi relativi alle spese affrontate per conto della coop (nel periodo ottobre-novembre 2013), per fare un «favore» ai Capaldo. E’ per questo motivo che il 69enne, il 30 gennaio del 2014 si rivolge all’amministratore della Santa Maria, Gianfranco Costanzo, indagato nell’ambito dell’inchiesta in oggetto. Il tono è deciso, Greco spiega all’amministratore che deve recarsi entro il prossimo mercoledì presso la sua azienda, la Cil, per portare il dovuto.

ad
Leggi anche / Adolfo Greco: Filippo
Capaldo è l’erede dello zio (Michele Zagaria)

Si tratta del saldo del debito che la coop ha nei confronti dell’imprenditore, «secondo gli accordi presi in precedenza con Nicola Capaldo, (il debito va ripianato) mediante la consegna di assegni per 150mila euro, e la consegna di 50mila euro in contanti», è riportato nell’ordinanza a firma del gip Leda Rossetti. «Come che non sai? Stammi a sentire. Nicola è venuto e mi ha detto: “Io poi vi faccio cinque assegni, a cinque mesi li possiamo fare?”. Va bene, ma io devo coprire 200mila euro… che mi dovete dare… che io ho fatto una cortesia agli amici», tiene a sottolineare Greco (intercettato) a Costanzo. «Noi dobbiamo stare apposto che non dobbiamo tenere controlli… perché se non sistemiamo (la situazione), qualcuno già dice che quelli (evidentemente i Capaldo a cui è riconducibile la coop) si sono sistemati grazie a don (Adolfo)», spiega Greco. Il timore è quello di subire dei controlli e esporre il fianco all’approfondimento degli investigatori, e incorrere in problemi. In effetti la Santa Maria, argomentano gli inquirenti, altro non è che una coop costituita per far «proseguire» l’attività della Euromilk, ditta confiscata. La telefonata si chiude con l’invito a risolvere la situazione, con il versamento del dovuto, per non avere problemi, presumibilmente con forze dell’ordine e magistratura, altrimenti, dice Greco, «gli diamo elementi in mano».