sabato, Dicembre 3, 2022
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«Goool!», quando una partita di calcio ti porta in galera…

di Giancarlo Tommasone

Quando si effettua la caccia a un latitante bisogna conoscerne tutte le abitudini, si deve sapere perfino di quale pietanza vada più ghiotto, seguire gli spostamenti dei suoi parenti, annotare le ricorrenze che riguardano la sua sfera familiare, avere contezza precisa delle sue passioni. Relazioni, soprattutto extraconiugali, rete di amicizia e come vedremo, fede calcistica. «Tradisce più la passione per il Napoli che il desiderio di una bella donna», una regola non scritta che gli investigatori tengono sempre a mente quando si tratta di rintracciare ‘eclissati’ partenopei di comprovata fede azzurra. A volte può capitare che il ricercato venga tradito da un mal di denti, come è accaduto nelle scorse ore a Giuseppe Passaro.

Il boss della camorra, Giuseppe Polverino
Il boss della camorra, Giuseppe Polverino

Oppure, dalla voglia di presenziare alla festa di compleanno di una figlia; ne è esempio l’arresto di Fabio D’Amico, genero di Vincenzo Mazzarella, avvenuto a Ponticelli il 7 dicembre del 2016. Ma la passione per la maglia azzurra, scrivevamo, rappresenta quasi una costante. Abbiamo raccolto quattro episodi degli ultimi due anni, che vedono latitanti traditi dalla fede per il ‘ciuccio’. Partiamo dai più datati. Ad aprile del 2016, a Orta di Atella, viene arrestato Roberto Manganiello. Legato agli scissionisti della famiglia Marino, era latitante dal 2013. Ricercato tra l’altro per il duplice omicidio Montanino-Salierno, che aveva segnato l’inizio della faida tra i ribelli e il clan di Paolo Di Lauro.

L'arresto di Cosimo Di Lauro nel Terzo Mondo
L’arresto di Cosimo Di Lauro nel Terzo Mondo

Era in compagnia di una ragazza, Manganiello, stava guardando la partita Inter-Napoli (per la cronaca persa dagli azzurri per 2-0, Icardi e Brozovic i marcatori) e per gustarla ancora meglio aveva deciso di ordinare delle pizze al telefono. Non poteva immaginare che a recapitargliele, di lì a poco sarebbero stati i poliziotti. Otto mesi dopo, a finire nella rete delle forze dell’ordine, è un altro latitante, sempre tifoso del Napoli. Si trova in Olanda ed ha fatto perdere le sue tracce dal 2013. Luciano Cardone, 36 anni, ritenuto contiguo al clan Mazzarella, da uno dei suoi tanti profili mascherati di Facebook posta un commento di gioia che celebra il pareggio del Napoli in extremis a Firenze (gol di Gabbiadini su rigore al 94′, 3-3 il risultato finale). Grazie a quel commento, i poliziotti dell’Interpol, lo arrestano a Utrecht su segnalazione dei carabinieri della Catturandi, che monitoravano da un anno e mezzo i vari profili utilizzati da Cardone. Fatale la febbre azzurra anche per il 33enne Emanuele Niola.

Arresti e sequestri di armi da parte della polizia

Legato al clan Di Lauro, latitante da diversi mesi, era ricercato per un provvedimento definitivo di condanna, per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti: 6 anni e 7 mesi di reclusione. Cerca disperatamente di prenotare affidandosi a un amico, un tagliando per assistere alla sfida tra Napoli e Inter al San Paolo. I carabinieri intercettano la telefonata e da allora si mettono sulle sue tracce. Non farà in tempo ad andare allo stadio, lo arresteranno dieci giorni prima del match. A quell’incontro (finito 0-0) sta invece assistendo, in un bar ad Agropoli (in provincia di Salerno), il 38enne dei Quartieri Spagnoli, Giuseppe Saltalamacchia. Anche lui viene tradito dalla passione per il calcio Napoli.

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