Dall'alto verso il basso Paolo Di Lauro, Marco Di Lauro e Cosimo Di Lauro

Anche la droga era nascosta nello stesso modo. Il pentito Carlo Capasso: mai i depositi nel Terzo Mondo

Nessun mega deposito di droga o di armi. Anzi, un sistema per ridurre al minimo i rischi legati a possibili sequestri. Il pentito Carlo Capasso spiega ai pm antimafia di Napoli, nel corso di uno dei suoi interrogatori, com’è organizzato il clan Di Lauro nella gestione di arsenali e stupefacenti. Il collaboratore è a conoscenza di questi dettagli perché è stato affiliato alla cosca di Ciruzzo ‘o milionario per diversi anni, e comunque subito dopo la faida del 2004. Ecco che cosa racconta Capasso: “Le armi e la sostanza stupefacente, il clan Di Lauro non le custodisce mai al Terzo mondo” (custodia di cui si interessano due soggetti a lui conosciuti, Daniele T. e Massimo R.). Ma – aggiunge – vengono nascoste altrove. Dove? “Non in abitazioni, ma in garage all’interno di auto col doppiofondo posizionato vicino al cofano” oppure “davanti al cruscotto” o ancora “a terra, nei pressi del sediolino passeggero”. In questo modo, se ci fosse un sequestro, si perderebbero solo la droga e le armi nascoste nel singolo garage, e non certo tutto il carico.