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Le proteste degli abitanti della zona e del direttore Elio de Rosa

di Fabrizio Geremicca

E’ impossibile non notarlo da largo Donnaregina: l’impianto per la telefonia mobile svetta a pochi centimetri dal tetto del museo diocesano. E’ spuntato alcuni giorni fa ed è un pugno nell’occhio. Lì sopra, sul lastrico solare del palazzo adiacente al museo ed al quale si accede da via Duomo, c’era già un altro sito di telefonia della Tim, schermato però da un finto camino e meno visibile. Questo è stato sistemato pochi giorni fa da Delta impianti, società specializzata in questi interventi, per «adeguamento tecnologico». Ci sono state proteste da parte di chi abita in zona, è partita una segnalazione alla Soprintendenza e si è fatto sentire anche Elio de Rosa, il direttore del museo, il quale ha chiesto lumi ed ha contattato l’avvocato Giovanni Parente, che amministra il condominio dell’edificio sul quale svetta l’antenna. Anche Stylo ha chiesto delucidazioni all’amministratore dell’edificio circa le autorizzazioni che stanno alla base dell’impianto.

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«Questa – risponde – è una domanda che va rivolta ad Inwit, la società con la quale noi abbiamo stipulato l’accordo per mettere le antenne sul lastrico solare del palazzo. Sono loro che devono chiedere i permessi. Noi, a valle di una decisione adottata a maggioranza dall’assemblea del condominio e dopo che fummo contattati da un intermediario che ci propose il contratto, abbiamo stipulato un accorso di fitto di 25 metri quadrati di lastrico solare. Percepiamo come condominio 18.000 euro all’anno in due tranche. Risale al 2016, se ben ricordo. Inwit ha recentemente chiesto di rivedere il contratto al ribasso, ma ovviamente non siamo favorevoli».

Aggiunge: «L’antenna che vede ora è in sostituzione di un’altra forse meno impattante dal punto di vista visivo. Ripeto, però, che la questione delle autorizzazioni non è materia del condominio. E’ un rapporto tra la società di telefonia e la pubblica amministrazione. Se qualcuno, poi, ritiene che si sforino i valori massimi a tutela della salute per le onde elettromagnetiche, contatti l’Arpac». Potrebbe essere una buona idea, anche in considerazione della circostanza che a largo Donnaregina svetta sulla curia arcivescovile un altro grosso impianto di telefonia. In linea d’aria, è lontano poche centinaia di metri dalle antenne sistemate sul lastrico solare del palazzo a ridosso del museo diocesano.

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