Una veduta dello stabilimento di Marina del Cassano

L’inchiesta – Il Comune di Sant’Agnello ha pubblicato un avviso per la concessione dell’area dove sorge lo stabilimento Katarì. La questione aperta dei prezzi alti e i lavori fatti a contratto scaduto

Qualcosa si muove, a Sant’Agnello, sul fronte della concessione demaniale dei «Bagni di Caterina». Dopo le precedenti inchieste giornalistiche (leggi puntata 1, puntata 2, puntata 3 e puntata 4), i nostri lettori ci hanno segnalato la pubblicazione, sull’albo pretorio del Comune guidato dal sindaco Piergiorgio Sagristani (indagato dalla Procura di Torre Annunziata nell’inchiesta sulla lottizzazione abusiva dell’housing sociale di Via Gargiulo), di un avviso pubblico esplorativo per «manifestazione di interesse a partecipare alla procedura negoziata per l’affidamento dei servizi turistico balneari, di ristorazione e bar, di pulizia, di salvamento a mare, di manutenzione dello stabilimento balneare pubblico in località Marina di Cassano».

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La concessione a gara per soli due anni

L’affidamento – è scritto nelle carte – durerà un anno «prorogabile al massimo» per altri dodici mesi. Il Responsabile unico del procedimento (Rup) dell’Amministrazione comunale, ing. Antonio Provvisiero, ha sottolineato nell’avviso che le motivazioni alla base della procedura negoziata sono tre. La prima è che mancano una «chiara legislazione e giurisprudenza» per la direttiva Bolkestein. La seconda è che sono in fase di ripristino le scogliere di Marina del Cassano ad opera della società Aequamar srl di Salerno per conto della Masck srl; la stessa società che ha gestito lo stabilimento fino al 31 dicembre 2020, data di scadenza del contratto e di tutte le concessioni demaniali marittime d’Italia. La terza è che non si sa quando finirà l’epidemia, e quindi c’è «l’impossibilità di definire un preciso valore della concessione che potrebbe variare in funzione della capienza dello stabilimento».

Per questo motivo, secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, è stato fissato l’importo a base d’asta con offerte al rialzo a 113mila euro + Iva. Suddivisi in una ipotesi di contratto biennale (37mila euro il primo anno; 75mila euro il secondo anno).

Il Comune controllerà i prezzi delle spiagge?

Il capitolato di gara prevede che il futuro concessionario dello stabilimento dovrà garantire, a titolo gratuito per l’Ente, la gestione e la pulizia anche della vicina spiaggia libera, così come previsto nel vecchio contratto. E, sempre nel capitolato, troviamo un inciso sui prezzi di accesso alla spiaggia che saranno praticati: «Lo stesso affidatario potrà esercitare l’attività di noleggio di attrezzature balneari secondo i tariffari approvati dall’Ente».

Le tariffe dell’anno 2020 dello stabilimento Katarì sono più alte di quelle previste nel capitolo prestazionale del contratto firmato con l’Amministrazione comunale di Sant’Agnello

Conviene, a questo punto, aprire una parentesi proprio sulle tariffe, così come ricostruito in un nostro precedente articolo di qualche settimana fa. Che tipo di controllo il Rup Provvisiero, e più in generale l’Amministrazione comunale di Sant’Agnello, eserciterà sui prezzi per accedere allo stabilimento e per il noleggio di ombrelloni e sedie a sdraio, e per le attrezzature della stessa spiaggia libera? Non è un mistero, infatti, che il Katarì abbia alzato i prezzi rispetto a quelli «sociali» che, per contratto, avrebbe dovuto garantire. Una valutazione non speciosa, la nostra, visto che i «Bagni di Caterina» sono una spiaggia pubblica comunale realizzata con fondi europei per servizi turistici di pubblica utilità. Dunque, il Comune di Sant’Agnello ha il dovere di controllare la possibilità di accesso al servizio a tutela delle fasce deboli. Lo farà finalmente quest’anno? Ci sarà qualcuno che tutelerà le fasce deboli del Comune che non possono permettersi di spendere – come da tabellone affisso al Katarì – ben 22 euro per un ombrellone e due lettini?

Il «paletto» sul contenzioso a pena di esclusione

E veniamo ora alla parte più interessante, dal punto di vista giornalistico, del capitolato di gara. E cioè alle singolarità che abbiamo riscontrato. Tra i motivi di esclusione dalla gara compare infatti una indicazione che ci ha lasciato perplessi. Non potrebbe infatti partecipare al bando un operatore economico – un consorzio, un singolo imprenditore, o anche un raggruppamento di imprese – con «eventuali contenziosi […] nei confronti del Comune di Sant’Agnello». Contenziosi, ben inteso, sia «civili che amministrativi».

Un paletto che non siamo però riusciti a riscontrare nella codicistica sugli appalti pubblici né nei due testi di legge che orientano la materia: il dlgs 50 del 18 aprile 2016 e il dlgs 165 del 30 marzo 2001. Ci sono tanti motivi di esclusione da una gara, ma nessuno fa riferimento a contenziosi aperti con la stazione appaltante. Abbiamo anche interpellato un avvocato amministrativista che ci ha spiegato: «Si tratta di una ipotesi che talvolta ricorre nei contratti pubblici, ma non esiste una vera e propria norma cui sia agganciato il divieto. È certamente impugnabile».

Nemmeno nelle circolari e nei pareri dell’Anac ce n’è traccia. Anzi, proprio l’Autorità nazionale anticorruzione, nella delibera n. 814 del 26 settembre 2018, analizzando un esposto sollevato dalla società Sicilia Riscossione in qualità di stazione appaltante, scrive chiaro e tondo che «l’esistenza di un contenzioso pendente con la stazione appaltante non appare rientrare pertanto nell’ambito della fattispecie sopra descritta», ovvero quella di una scarsa affidabilità dell’operatore.

La domanda è quindi: perché il Comune di Sant’Agnello ha imposto questo vincolo? Perché ridurre così drasticamente il numero di potenziali candidati interessati? E soprattutto perché correre il rischio di una impugnazione pregiudicando già il minimo tempo a disposizione prima della apertura della stagione estiva?

Il Comune decide di ignorare la legge 145 del 2018

La strada scelta dal Comune di Sant’Agnello, per l’affidamento di uno o due anni della concessione, di fatto rende il piccolo centro costiero l’unico o quasi del comprensorio a non applicare la legge 145/2018 che proroga fino al 2033 gli affidamenti scaduti il 31 dicembre 2020 a livello nazionale.

C’è da domandarsi, quindi, perché l’Ente non abbia recepito la delibera di giunta regionale n. 637 del 20 dicembre 2020 che ha stabilito che «le concessioni demaniali ad uso turistico ricreativo vigenti alla data di entrata in vigore della legge 145/2018 conservano la loro validità, anche in ragione di quanto stabilito dal decreto legge n. 18/2020, convertito dalla legge n. 27/2020, per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza da Covid-19».

Considerato che la delibera del Consiglio dei ministri del 21 aprile scorso ha prorogato lo stato di emergenza fino al 31 luglio 2021, le concessioni avrebbero potuto essere allungate, di fatto, fino al 31 ottobre 2021. Perché il Comune non ha voluto adottare questa soluzione che aveva il vantaggio di far guadagnare ancora qualche mese all’Amministrazione così da capire anche l’evoluzione della pandemia? Peraltro: qual è il riferimento normativo che consente all’ing. Provvisiero di pubblicare una gara per una concessione demaniale turistica per soli due anni? Ci sono atti di indirizzo politico (delibere di giunta, delibere di consiglio comunale) che motiva questa scelta?

Il sindaco di Sant’Agnello, Piergiorgio Sagristani

A Olbia, in Sardegna, ad esempio, le concessioni per gli stabilimenti balneari sono stati prorogati per un anno. «Si tratta di una proroga tecnica, un atto amministrativo firmato dal dirigente competente», ha spiegato il sindaco Settimo Nizzi. «La finalità della determina è quella di garantire i servizi sulle spiagge anche durante il tempo tecnico necessario al completamento dell’iter di approvazione del Pul (Piano utilizzo dei litorali, ndr) e alla predisposizione dei bandi di gara ad evidenza pubblica, in linea con quanto previsto dalla normativa europea».

Ma, attenzione, stiamo parlando di una proroga – come pure aveva ipotizzato Stylo24 nei giorni scorsi –, non di una gara di un anno o addirittura di due, come invece deciso dall’Amministrazione.

I lavori della Masck srl a contratto concluso

La vera e conclusiva domanda è però un’altra: il Comune ha pubblicato un bando pubblico, ma è rientrato in possesso dell’area? Ne ha la disponibilità?

Le foto che pubblichiamo dimostrano che ci sono dei lavori in corso oltre a quelli di ripristino delle scogliere, cui abbiamo fatto cenno all’inizio. Si tratta di interventi della società Masck srl il cui contratto con l’Amministrazione risulta scaduto 5 mesi fa. Interventi rientrati anche nel patto di compensazione con i canoni non pagati per il quale era stato raggiunto un accordo mesi e mesi fa.

Perché sono stati fatti soltanto ora? E che cosa farà il Comune nel frattempo? Prenderà possesso dell’area? Acquisirà i collaudi? Acquisirà una certificazione sullo stato di consistenza? Ci sono per caso lavori che erano stati inseriti nell’offerta tecnica, nel 2017, e che fino ad oggi non erano stati realizzati? E il Comune ne è a conoscenza?

5. continua

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