giovedì, Febbraio 2, 2023
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L’amarezza del capoclan: i pentiti? Fanno business con le cose che sanno

Il colloquio intercettato tra il reggente e l’affiliato di rango di un clan del Vesuviano

«I tempi di una volta? Non ci sono più, oggi nemmeno ti chiedono chi sei, chi non sei. Non esiste più il rispetto di una volta». A parlare, intercettato dagli 007 dell’Antimafia, è un capoclan dei Fabbrocino, che discute con un affiliato di rango. I due conversano in una stanza dell’appartamento del boss (monitorata dagli investigatori). Si parla delle nuove generazioni: «Comunque stanno con i denti avvelenati, là devono tirare i denti da fuori, cosa non succede  in quei paesi (la discussione verte sulle attività illecite nella zona dell’hinterland nolano, ndr). Vanno trovando la bancarella da sola in mezzo alla strada… mi devi dare dieci euro, e quelli devono pagare (il pizzo, ndr) anche a loro». «Povera gente, veramente», sottolinea il boss, parlando dei commercianti vessati (per lo più titolari di «misere bancarelle»). Ma a pagare dazio, con l’avvento delle nuove leve della camorra, sono anche alcuni titolari di negozi storici, legati da sempre agli stessi Fabbrocino, e fino ad allora al sicuro da richieste estorsive. «Quelli – afferma l’affiliato – adesso non stanno tranquilli nemmeno i compagni nostri, che lavorano in altri paesi. Si prendono mille euro a serranda (a negozio), e per chi non paga scatta l’attentato». Il boss conviene amaramente, sottolineando la «degenerazione» della nuova classe di camorristi. «Nessuno è buono, non si salva nessuno. E poi ci stanno i pentiti, che tutte le cose che sanno, hanno fatto un business», afferma il capoclan.  

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