Direttore Vallone: i clan hanno una straordinaria capacità di farsi impresa, continuando così rischiamo aziende medio grandi in mano alle mafie

La camorra consolida il proprio consenso sociale attraverso svariate modalità di assistenzialismo economico, sanitario e alimentare, oppure elargendo prestiti di denaro a titolari di attività commerciali di piccole-medie dimensioni o creando i presupposti per fagocitare strumentalmente quelle più deboli, utili per il riciclaggio e il reimpiego di capitali illeciti. Lo evidenzia la Direzione investigativa antimafia nell’ultima Relazione semestrale.

“Le ingenti risorse economiche di cui la camorra dispone – rileva la relazione – diventano quindi lo strumento ideale per proporre un ‘intervento’ potenzialmente molto più rapido ed efficace rispetto a quello dello Stato, una sorta di welfare porta a porta, utile per accrescerne il consenso”. E le indagini confermano come alcuni gruppi criminali, “piuttosto che imporre le estorsioni, preferiscano entrare in società con gli imprenditori che sono così costretti a diventare l”immagine pulita’ dell’attività economica”. La straordinaria capacità dei clan più strutturati di farsi impresa, prosegue la Dia, “è una potenzialità attraverso la quale la camorra potrebbe trarre ulteriore giovamento grazie anche alle prossime erogazioni di denaro pubblico, ad esempio, a sostegno del settore sanitario, della filiera agro-alimentare, del comparto turistico alberghiero e della ristorazione”.

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Nonostante l’economia italiana abbia subito un rallentamento di circa il 10% del prodotto interno lordo, nel primo semestre del 2020 le segnalazioni per operazioni sospette sono aumentate del 30%. L’allarme arriva dal direttore della Dia Maurizio Vallone secondo il quale il rischio concreto è che molte aziende finiscano in mano alle mafie.

“Si tratta di un aumento molto strano – sottolinea Vallone in occasione della presentazione della Relazione semestrale al Parlamento – perché significa che sta girando molto più denaro di quel che sarebbe logico aspettarsi, con l’economia che si sta spostando dall’economia del fare a quella finanziaria “. E chi può far girare molto denaro in questo momento sono le organizzazioni criminali. “il grave rischio che si corre è che ci ritroveremo tra qualche anno con la criminalità organizzata che avrà in mano aziende di medie e grandi dimensioni. Ma a quel punto sarà impossibile ricostruire il percorso del denaro”.

Il settore più a rischio, in periodo di emergenza pandemia, è ovviamente quello sanitario, “Le mafie – spiega il direttore della Dia – si muovono lì dove ci sono i soldi e in questo momento i soldi sono nella sanità”. L’attenzione è in particolare sulla ‘ndrangheta, “che ha maggiore liquidità e grandi capitali: prima investivano in fondi esteri, ora potrebbero investire in casa, basta solo trovare l’aggancio giusto”. Per questo Vallone ha chiesto ai centri in tutta Italia “di prestare la massima attenzione. E siamo sicuri che tra qualche mese avremo indicazioni interessanti su cui sviluppare le indagini”.

L’altro aspetto evidenziato dalla Relazione è quello relativo all’usura. C’è infatti un aumento del fenomeno. “E’ sicuro – dice Vallone – che le organizzazioni criminali si stanno sostituendo alle organizzazioni del credito. Ci sono interi settori in crisi, a partire da commercianti, ristoratori, albergatori ma anche titolari di b&b e piccole strutture. Quando non c’è credito, tutti questi soggetti sono costretti a rivolgersi alla criminalità organizzata, con le mafie che entrano come soci di minoranza nel capitale sociale e presto o tardi estrometteranno tutti gli altri”. Quello della liquidità, conclude Vallone, “è un problema serio”

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