La cronistoria dei fatti.

di Francesca Piccolo.

Sono tanti gli interessi intorno al Lago d’Averno e alcuni ne hanno già parlato, ma corsi e ricorsi storici diceva il filosofo napoletano Giambattista Vico, oggi quelle immagini di abbandono in cui versa il Lago cantato da Virgilio, vanno raccontate e monitorate senza inneggiare ad alcun ambientalismo di bandiera bensì per rispetto verso un bene di tutti. Doveroso perciò ricostruire i fatti, partendo da una delibera la n.74 del 15 giungo 2018 ad iniziativa del Sindaco di Pozzuoli Vincenzo Figliolia, un atto necessario per la salvaguardia della sicurezza del luogo e dell’abitato in seguito al traffico eccessivo di auto e moto specie nei mesi estivi e nei fine settimana.

La delibera faceva seguito ad un’operazione di restyling del lago d’Averno con numerosi interventi quotidiani di valorizzazione e funzionalizzazione dell’area – si legge nei comunicati stampa ufficiali – a seguito dei quali l’amministrazione comunale di Pozzuoli decise, in accordo con gli esercenti della zona, di rendere pedonale il lungolago, creando una zona a traffico limitato. L’interdizione alle auto della strada che circonda lo specchio per il fine settimana, sarebbe partita per la prima volta, in via sperimentale. Gli assessori alla Cultura e all’Ambiente, al tempo, rispettivamente Maria Teresa MocciaDi Fraia e Fiorella Zabatta, e l’assessore della Città Metropolitana di Napoli Paolo Tozzi, in accordo con il sindaco Vincenzo Figliolia, concordarono con i ristoratori, tempi e durata della ZTL e fu palesata già allora la volontà dell’amministrazione di estendere tale orario gradualmente fino alla pedonalizzazione totale per tutti i fine settimana (dalle 8.00 alle 20.00). 

L’istituzione della zona a traffico limitato attorno al lago d’Averno fu possibile anche grazie alla collaborazione dei Servizi Giardini e Nettezza Urbana del Comune e all’ausilio della polizia municipale. In occasione della prima giornata, aprile 2018, intervenne anche l’associazione delle guardie zoofile e ambientali, che aveva sottoscritto una convenzione in tal senso con il Comune e che oggi intorno al lago esondato non si è più vista. Importante, fu per la riuscita dell’iniziativa, l’adesione della Città Metropolitana con l’assessore Paolo Tozzi, che ha contribuito nell’ideazione e nella realizzazione dell’isola pedonale con l’obiettivo di valorizzare le bellezze naturalistiche e archeologiche del territorio e promuovere il turismo.

L’atto seguente di giunta, 15 giungo 2018, istituiva il dispositivo di regolazione con la chiusura al traffico nella zona sia del lago di Lucrino sia in particolare del lungo lago d’Averno, nel weekend dalle ore 8.00 alle ore 11.00 e: Visto il notevole miglioramento mostrato in poche settimane la nascita di un “consorzio” di fatto tra gli esercenti della zona, il consorzio dei ristoratori – si leggeva nell’atto – promotore diuna brochure informativa sui servizi che esistono sul lungolago, a scopo turistico e attrattivo, oltre ad attività collaterali, sempre ecosostenibili, come il noleggio di bici elettriche – servizio che dal 2018 insieme alla brochure apparsa ufficialmente solo nel settembre 2019 – non si è ancora palesato né vi è stata notizia di associazioni riconosciute che mettono a disposizione know how e servizi, come servizio friendly, app dedicate, colonnine di alimentazione e sharing ecc.

Nell’atto di Giunta comunale si leggeva ancora che sarebbero nati – anche risciò e attrezzi ginnici permanenti – atutt’oggi inesistenti e se vi fossero stati, e a disposizione pubblica, oggi sarebbero sommersi dall’acqua perché il lago sta come lo vediamo in foto e non vi è notizia ad oggi di interventi di manutenzione straordinaria. Gli stessi esercenti – si leggeva nella delibera –  avevano formalizzato in un documento, la richiesta di estendere l’orario della ZTL fino alle ore 20.00 e di installare una telecamera per rilevare il traffico nella zona e gli eventuali trasgressori, così come già presente in altre zone della città che sono chiuse al traffico. Allo stato dei fatti, c’è un lago esondato d’acqua e detriti, poi ci sono gli incontri anche recenti con gli assessori comunali, con il sindaco Figliolia e gli esercenti grandi e piccoli, storici e nuove generazioni, e sembra che durante una tombola natalizia si sia palesata l’imminente e totale chiusura del sito con eventuale installazione di servizio di trenino, telecamere, biciclette a noleggio.

Ma le modalità di appalto di questi servizi e dopo l’aggiudicazione, quali saranno le modalità di accesso per i cittadini? Restano nell’aria notizie di incontri e riunioni per la condivisione di questi programmi con i cittadini e anche con un’altra realtà del lago, l’associazione “Tutela e Salvaguardia del Lago” nata per tutelare e salvaguardare la fauna e la flora, costituita da abitanti ed agricoltori una sorta di riserva di nativi “indios flegrei”, che hanno a cuore esclusivamente la vita naturale dell’Averno, oltre che la possibilità di mantenerlo sempre fruibile gratuitamente a tutti in qualsiasi momento, pur rispettando dispositivi di traffico e di tutela climatica ed ambientale. Nelle foto di seguito pubblicate vi è la Mappa turistica del posto con l’indicazione dei servizi di ristorazione offerti – poiché di servizi pubblici tranne dieci panchine di legno, non ve ne sono, –legenda delle attività commerciali presenti attorno allo specchio d’acqua e della storia del luogo.

E’ la brochure annunciata nella delibera del 2018 che ci ha impiegato più di un anno a vedere la luce – fu avviata in sede di riunione nel corso degli incontri periodici istituiti dall’amministrazione con gli operatori e che si leggeva nel comunicato ufficiale – si sposa appieno col processo di valorizzazione del lago d’Averno e che punta ad attrarre sempre più visitatori in un luogo storico e leggendario. La brochure – si legge nel comunicato ufficiale di settembre 2019 – sarà distribuita dagli stessi titolari delle attività, racconta brevemente la storia del lago, iniziativa lodevole non vi è alcun dubbio. Ricordiamo che il Parco dei Campi Flegrei in cui è compreso il Lago d’Averno è sottoposto alla vigilanza della Regione Campania ed ha per fine la tutela istituzionale delle peculiarità naturali, ambientali e storiche dei Campi Flegrei, oltre ad una funzione del loro uso sociale, per la promozione della ricerca scientifica e dell’educazione ambientale.