Da sinistra, gli ex boss Luigi Giuliano e Giuseppe Misso

L’ ex padrino di Forcella, Luigi Giuliano: era stato infranto il codice d’onore e me la presi anche con i Lo Russo

«Ebbi uno scontro con i gruppi malavitosi di Secondigliano, a causa dell’agguato mortale alla moglie di Giuseppe Misso (Missi, all’anagrafe) perché ritenni che quell’aggressione fosse stata una mostruosità». Lo dichiara il collaboratore di giustizia Luigi Giuliano, ex padrino di Forcella, durante una udienza del processo Megaride (svoltasi il 17 aprile del 2012). L’ex boss di camorra – in aula in qualità di teste – si riferisce all’episodio registrato il 14 marzo del 1992, quando un commando killer assaltò l’auto sulla quale viaggiavano Assunta Sarno, consorte di Misso, il migliore amico di quest’ultimo, Alfonso Galeota, Giulio Pirozzi e sua moglie, Rita Casolaro. Sarno e Galeota persero la vita, gravemente feriti Pirozzi e Casolaro. Secondo quanto hanno ricostruito le indagini, basandosi sulle dichiarazioni dei pentiti, a ordinare quell’attentato – avvenuto sulla bretella autostradale Caserta Sud-Napoli, all’altezza dello svincolo Afragola-Acerra – furono i vertici dell’Alleanza di Secondigliano. «Per piegare il gruppo della Sanità e costringerlo a ubbidire», argomentarono i magistrati. I killer agirono con fucili da caccia e mitragliatori, portando a termine una missione di morte con pochi precedenti nella storia della camorra. «In quell’occasione – afferma Giuliano – fu violato il codice d’onore, anche se nella camorra, nella mafia, non esiste alcun codice d’onore. E’ una leggenda, non è vero niente, quello è tutt’altro che un codice d’onore, è un codice d’infamia». «Io ritenni che si era superato ogni limite e mi scontrai con l’intera cupola di Secondigliano, compresi i Lo Russo. E ribadisco che i responsabili di quella strage furono tutti i gruppi di Secondigliano, compreso quello dei Lo Russo», racconta il collaboratore di giustizia.

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