(Nelle foto Pasquale Sibillo, Antonio Napoletano, Vincenza Carrese e Carmine Campanile)

Il pentito Carmine Campanile svela i dettagli dell’accordo tra i Caldarelli e la “paranza dei bambini”, con i primi che temevano però un’imboscata: «Dovette portare due ragazzi a garanzia della lealtà dell’incontro»

di Luigi Nicolosi

La donna del boss dietro lo stop alla faida che ha rischiato di infiammare ancora una volta il centro storico di Napoli. Sarebbe stata Vincenza Carrese, alias “Nancy”, consorte del ras detenuto Pasquale Sibillo, ad affrontare a muso duro i capi del clan Caldarelli di piazza Mercato, chiedendo e imponendo, di fatto, la tregua tra i vicoli. I capizona delle Case Nuove, dal canto loro, avrebbero accettato la proposta di sedersi al tavolo della trattativa «ma questo non sarebbe mai successo se prima il “Nannone” non avesse consegnato due persone a garanzia della lealtà dell’incontro». I Caldarelli temevano infatti che si trattasse dell’ennesima imboscata da parte della “paranza dei bambini”.

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Parola del collaboratore di giustizia Carmine Campanile, ex “manager” dello spaccio nella zona delle Case Nuove e uomo di punta del cartello Mazzarella-Caldarelli, il quale nel corso dell’interrogatorio al quale è stato sottoposto il 16 gennaio del 2019 ha fornito un’ampia ricostruzione dell’episodio. Il pentito si è soffermato in particolare sul ruolo che Carrese avrebbe avuto nella vicenda. Le dichiarazioni di Campanile, vale la pena ricordarlo, rappresentano uno dei pilastri portanti dell’inchiesta che tre giorni fa ha portato all’esecuzione di venti arresti nel clan Sibillo dei Decumani. Ecco, in merito alla vicenda, quanto riferito dall’ex narcos: «Vincenza Carrese cammina in una Smart grigia. La riconosco perché è stata proprio lei a mettere la pace tra i Caldarelli ed Eduardo Saltalamacchia e Antonio Napoletano “’o nannone”. Questa donna è venuta a bordo della sua auto nelle Case Nuove a parlare con omissis cui disse di far incontrare suo fratello omissis nella casa dove Antonio Napoletano stava agli arresti domiciliari, credo fosse l’abitazione della zia perché “’o nannone” abita al Buvero».

Mettere da parte l’ascia di guerra non è stato però semplice. I capi del clan Caldarelli, pur mostrando una certa apertura verso quello scenario, conoscevano bene le “intemperanze” di Napoletano, ormai diventato il capo del clan Sibillo, e per questo motivo temevano di subire un agguato. Insomma, l’imbasciata di “Nancy” poteva secondo loro essere l’apripista per una trappola mortale: «Questa donna – ha spiegato Campanile riferendosi a Carrese – è venuta a informare Caldarelli che “nannone” aveva fatto chiudere il bar del omissis, estraneo alla malavita, e che voleva parlare con omissis. Rispose che questo non sarebbe mai successo se prima il “nannone” non avesse consegnato due persone a garanzia della lealtà dell’incontro. Fu così che questa donna ritornò con due ragazzi, questi a bordo di un ciclomotore Sh, dicendo che uno dei due era il cugino del “nannone”. Fu così che omissis, andarono a casa dove si trovava il “nannone” e parlarono con costui e Saltalamacchia che chiese l’estorsione omissis».

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