Stefano Caldoro e Armando Cesaro

Paura a Roma per l’attacco frontale del capogruppo uscente, e non ricandidato, di Forza Italia a Stefano Caldoro.

E se l’intervista di questa mattina al quotidiano Il Mattino fosse un messaggio, nemmeno tanto velato, da parte di Armando Cesaro per dire che lui e i suoi faranno il voto disgiunto alle prossime elezioni regionali?

È la domanda che, con insistenza, nelle stanze romane del partito azzurro circola da qualche ora. Troppo duro l’attacco che l’ex capogruppo forzista – non ricandidato – ha riservato al candidato governatore del centrodestra, reo di non averlo difeso dall’aggressione giustizialista di Matteo Salvini nonostante Cesaro sia stato uno dei pochissimi a sostenerne la ribollita candidatura. I passaggi incriminati sono due, in particolare. Il primo è quando Armando Cesaro dice: «La coalizione che sostiene De Luca, a quanto si sente, avrà circa 15 liste a sostegno, quella di Caldoro solo cinque ed ha avuto difficoltà anche a comporre la lista del Presidente, che sarà alla fine una sintesi tra più micro realtà politiche. Questo dà la dimensione della partita. Diciamo che non è chiusa, ma che è molto difficile riaprirla. Parteciperò agli eventi in cui mi sentirò a casa mia».

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Dunque, le elezioni sono una pura formalità per De Luca, vincitore in pectore. E Cesaro, a questo punto, potrebbe cedere a una umanissima voglia di vendetta.

Il secondo riferimento è ancor più esplicito del precedente, e riguarda il rapporto tra lo stesso Cesaro e Caldoro: « […] sono stato al suo fianco in tutti questi cinque anni di opposizione in Consiglio regionale. Sono stato al suo fianco, senza se e senza ma, per sostenere la sua ricandidatura. L’ho difeso da ogni attacco che ha ricevuto in questi mesi dai leader nazionali e locali di Forza Italia e di altri partiti della coalizione».

Due attacchi frontali come non se ne leggevano da tempo, all’interno del centrodestra. E che ora fanno temere a qualcuno che i voti, ancor oggi pesanti, dei Cesaro possano trovare ospitalità su altri lidi.