Paolo Di Lauro, il boss di Secondigliano e Scampia, al momento dell'arresto
Paolo Di Lauro, il boss di Secondigliano e Scampia, al momento dell'arresto

LA STORIA DELLA CAMORRA – Il racconto del pentito Carmine Cerrato: prima della faida, gli Amato-Pagano compravano a prezzo scontato la droga e la rivendevano sottobanco

Chi avrebbe avuto il coraggio di truffare 500 chili di droga al boss Paolo Di Lauro? La risposta è semplice, e a darla è il pentito Carmine Cerrato (classe 1971), ex esponente degli Scissionisti. Racconta ai pm antimafia di Napoli un episodio, finito poi agli atti degli ultimi processi sulla camorra di Scampia.

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«Già nel 2003 omissis era uomo di fiducia di Raffaele Amato e di Cesare Pagano e tale rimane fino all’ultimo. Questa fiducia era stata acquisita nel seguente modo: nel periodo in cui Amato e Pagano, come affiliati ai Di Lauro, si occupavano del trasporto in Italia della cocaina, con un accordo sottobanco con Marittiello (altro esponente del clan di Via Cupa dell’Arco, ndr), Amato e Pagano consegnavano a costui all’incirca la metà del carico, ossia 500 chili, mentre l’altra parte veniva consegnata a Paolo Di Lauro».

In questo modo, il misterioso trafficante «smerciava a Marino, Abete, Abbinante, tutto all’insaputa dei Di Lauro, ossia Cosimo ma anche il padre». La truffa «risale a prima della faida del 2004», e il narcos misterioso «agiva come fiduciario degli Amato-Pagano e dava la cocaina a Marino, Abete, Abbinante ad un prezzo di favore, tipo 33mila al chilo invece che a 42mila al chilo che era il prezzo praticato dai Di Lauro».

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