Salvatore Lo Russo, ex capoclan di Miano, passato a collaborare con la giustizia

Il racconto del collaboratore di giustizia Antonio Prestieri: il summit con Cesare Pagano

Prima della pax mafiosa che mise fine alla faida di Scampia e Secondigliano, si registrò una lunga tregua, che portò i due schieramenti in lizza a sedersi al «tavolo delle trattative». Della circostanza rendiconta anche il collaboratore di giustizia Antonio Prestieri (nipote degli ex boss Maurizio, e Tommaso, quest’ultimo deceduto nel novembre del 2020).

«Durante la fase cruenta della faida – fa mettere a verbale Prestieri –, io, come ho detto, stavo dalla parte dei Di Lauro. E non ho percepito che i Lo Russo parteggiassero per l’una o l’altra fazione in lotta. Che invece, i capitoni (come è conosciuto il clan Lo Russo, ndr) fossero schierati con gli Scissionisti, l’ho capito quando ci fu la cosiddetta tregua, che fu gestita da Salvatore Lo Russo (in seguito passato a collaborare con la giustizia, ndr)».

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Antonio Prestieri spiega ai pubblici ministeri che lo interrogano, che un giorno fu convocato da Lo Russo, a Via Janfolla, a Miano (storica roccaforte dei capitoni). «Con me c’erano anche mio cugino, e un altro affiliato. Lo Russo mi disse che dovevamo andare a un incontro con Cesare Pagano. Voglio sottolineare che all’epoca, la pace era lontana dall’essere definita, e Pagano rappresentava un mio nemico, quindi temevo che si trattasse di una trappola per eliminarmi. Ma Lo Russo mi tranquillizzò e mi disse che si sarebbe soltanto parlato», rendiconta il pentito.

Al tavolo delle trattative

«Andammo a Casavatore – dichiara Prestieri –, nella parte vecchia, e raggiungemmo un’abitazione dove si trovavano, oltre a Cesarino (Pagano, ndr) anche Vincenzo Notturno detto Vector e tale zio Paolo. C’erano anche altre persone, di cui non ricordo i nomi. All’interno di una stanza c’era un tavolo, Lo Russo si sedette a capotavola e cominciò a parlare». «Io continuavo a temere per la mia vita, ma a un certo punto, Salvatore Lo Russo, senza mezze parole si rivolse a me, ritenendomi l’unico capo del mio gruppo, e mi disse che io stavo dalla parte sbagliata, e che dovevo passare dalla parte giusta».

Non appena finì di parlare Lo Russo, racconta sempre Antonio Prestieri, prese la parola Cesare Pagano. «Cesarino – afferma il collaboratore di giustizia – mi disse che comprendeva perché io fossi rimasto dalla parte dei Di Lauro, era per il fatto, secondo lui, che io non avevo avuto una guida, perché mio padre era morto, e mio zio Maurizio era in carcere, non considerando persona idonea mio zio Tommaso. Io cercai di tenere un contegno e presi tempo, dicendo che quella di aderire agli Scissionisti era una scelta che dovevo prendere dopo aver parlato con quelli del mio gruppo. La cosa fece innervosire Notturno, ma Cesarino lo calmò, e mi disse che io ero sempre il benvenuto in casa sua».

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