Dall'alto verso il basso Paolo Di Lauro, e i figli Marco e Cosimo

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Era tutto pronto, almeno nelle intenzioni degli Scissionisti, nel caso di uno dei capi, Gennaro Marino (detto Genny Mckay), dilauriano della prima ora, poi passato nelle fila dei «separatisti». Dopo il duplice delitto Montanino-Salierno (28 ottobre del 2004) che dà la stura alla faida di Scampia e Secondigliano, stando alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Pietro Esposito ci fu un incontro alle Case Celesti, summit chiesto proprio da Marino.

«A raccontarmi della circostanza che Marino aveva invitato Cosimo Di Lauro a un incontro nelle Case Celesti per dirgli chi aveva ucciso Fulvio Montanino (fedelissimo dei Di Lauro e vero obiettivo del raid, ndr) e suo zio Claudio Salierno, furono Ugo De Lucia,’o cavallaro, Marco Di Lauro e altri ragazzi del clan», fa mettere a verbale il pentito. «Dopo l’omicidio – continua Esposito –, Gennaro Marino mandò a chiamare Cosimo Di Lauro, perché voleva parlargli. Cosimo allora mandò un paio di persone, al posto suo, cioè il fratello Marco e tale Totonno ’o beat». A ricevere la «delegazione» dei Di Lauro ci sono Genny Mckay e Arcangelo Abete.

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«Marino disse loro – spiega Esposito – che a uccidere Montanino e suo zio erano stati quelli della Masseria Cardone (i Licciardi, ndr), e propose di attaccarli». «In realtà si trattava di una trappola – continua il pentito – perché con questa scusa, Marino e Abete volevano arrivare ad avere un incontro con Paolo Di Lauro per ucciderlo». Come si concluse l’incontro alle Case Celesti? Viene chiesto al collaborante.

«Marco Di Lauro disse che avrebbe riferito e portò tale notizia al fratello Cosimo, il quale preferì prendere tempo, dicendo che avrebbe parlato con il padre Paolo», risponde Esposito. Che sottolinea: «Paolo Di Lauro, avvertito della cosa, non abboccò», e quindi la trappola per ucciderlo non scattò. Nel frattempo, la copertura di Marino e di Abete era saltata, perché – rendiconta ancora Pietro Esposito – «qualcuno degli Scissionisti che non so indicare, riferì a Marco Di Lauro che a uccidere Montanino, erano stati Genny Mckay e Arcangelo Abete», e non i Licciardi, come gli stessi Marino e Abete avevano provato a far credere.

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