Gli incontri tra gli esponenti di due clan a Casavatore, per formalizzare la cessione dell’attività commerciale

Meglio entrare in possesso – pagandola  a prezzo di favore – di una attività «apparentemente» lecita, piuttosto che rischiare di imporre, e riscuotere il pizzo, magari mettendosi contro un altro sodalizio criminale. Del resto l’investimento in un supermercato, a lungo termine, può essere più remunerativo di una estorsione. E’ quanto è capitato a Secondigliano, dove secondo una informativa di polizia giudiziaria, il gruppo camorristico egemone – grazie all’intercessione di esponenti di vertice del clan Fabbrocino – ha rilevato un supermercato, acquistandolo per 600mila euro. L’attività apparteneva in origine, a imprenditori legati agli «amici» di San Giuseppe Vesuviano. Intercettati, in auto, ci sono due affiliati di rango dell’organizzazione fondata da Mario Fabbrocino (deceduto nel 2019).

Uno degli interlocutori parla di una serie di incontri che ha avuto a Secondigliano (nella primavera del 2009). Tali incontri – si evince dalla conversazione intercettata – erano finalizzati «anche a tutelare gli interessi economici di un gruppo di imprenditori, titolari di svariate catene di supermercati». Dunque, secondo la ricostruzione degli inquirenti, era accaduto che gli imprenditori  avessero avviato un’attività commerciale a Secondigliano, e che poi vi avevano rinunciato, «verosimilmente perché pressati della criminalità organizzata operante in quel territorio, i cui esponenti, anziché agire con metodi violenti, hanno inteso acquistare l’attività». Prezzo dell’operazione? Seicentomila euro.

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L’affiliato ai Fabbrocino, dunque, si sarebbe recato a Secondigliano per riscuotere i soldi (tutti in contanti e in nero, naturalmente) e portarli agli imprenditori «amici» del clan di San Giuseppe Vesuviano. L’«intermediario» avrebbe partecipato agli incontri a Secondigliano, soprattutto «per  conciliare una situazione di acredine che rischiava di acuirsi tra il clan operante in quella zona con il clan Fabbrocino». L’affiliato – nel corso del dialogo col suo sodale – racconta che ha partecipato a diverse «riunioni» con esponenti della criminalità organizzata napoletana, in particolar modo quella operante a Secondigliano e a San Pietro a Patierno.

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L’affiliato dice di essersi recato tre volte in quella zona per incontrarsi con tale Enzo. «Le stesse modalità con le quali si sono svolti gli incontri – è riportato nell’informativa di polizia giudiziaria – sono un chiaro indice della loro caratterizzazione camorristica; (il soggetto intercettato), infatti, racconta (al suo interlocutore) che per incontrarsi con Enzo ha dovuto adeguarsi ad un protocollo ben preciso, recandosi prima al Corso Secondigliano da dove è stato prelevato e scortato fino a Casavatore, dove si è incontrato con Enzo. L’oggetto degli incontri con costui era rappresentato dalla necessità di riscuotere una grossa cifra, circa 600mila euro».