martedì, Novembre 29, 2022
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La svolta di Renzi a destra mette in pericolo i candidati sindaco di sinistra

Nel frattempo il senatore Sandro Ruotolo sponsorizza Gaetano Manfredi mollando la nipote Alessandra Clemente

di Giancarlo Tommasone

Un modo per sganciarsi definitivamente dal Pd, Matteo Renzi, forse, lo ha trovato: è il patto antitasse che starebbe portando il fondatore di Iv a flirtare con Lega e Forza Italia, e ad avvicinarsi alle posizioni economiche del centrodestra, in materia fiscale. L’assist glielo ha dato proprio Enrico Letta, con la proposta della tassazione dei patrimoni (tassa di successione), per garantire risorse ai giovani.

La contromossa taglia tributi di Renzi è stata repentina, tanto da meritarsi i complimenti del fronte liberale. L’ex premier ha incassato, tra gli altri, pure il gradimento dell’ex parlamentare Giulio Di Donato, che su Facebook è stato più che chiaro: «Contro una sinistra tasse e manette (Di Maio è arrivato tardi ) svolta liberal di Matteo Renzi, con patto garantista e antitasse. Mossa decisiva di Matteo, come sempre lucido e tempestivo».

La mossa liberale di Renzi rischia
di innescare un effetto corto circuito

Al di là della natura economica della proposta, quella di Renzi va letta come una mossa profondamente politica, che dovesse concretizzarsi, rischia di aver un effetto corto circuito sui territori, in particolar modo in quelli in cui si andrà al voto per eleggere i nuovi sindaci. Il problema, in effetti, si pone. Viene da chiedersi, a questo punto, che cosa faranno i rappresentati locali di Italia viva che partecipano, a viario titolo, nel campo largo del centrosinistra. Prendiamo il caso di Napoli, dove già, Gennaro Migliore ha parlato di una coalizione saltata.

Il tavolo monstre che prova
ad allestire Sarracino

Nella città partenopea, inoltre, ci si trova davanti a due ulteriori criticità: il tavolo monstre che il segretario del Pd, Marco Sarracino – fedele alla vecchia, ma quasi mai vincente logica, che più liste si propongono, più voti dovrebbero arrivare – prova a imbastire; il candidato giallorosso (di Pd, M5S e Leu), Gaetano Manfredi, che non risulta particolarmente attrattivo non solo ai partiti «minori» del centrosinistra, ma finanche alla base grillina.

La scissione dei grillini

Proprio nelle scorse ore, i ribelli del M5S capitanati dalla consigliera regionale Muscarà e dal consigliere comunale Brambilla, hanno annunciato che il 5 giugno, presenteranno il loro «principale candidato, il programma, frutto di un percorso durato oltre un anno, elaborato con il sostegno dell’associazione Rousseau, allo stato unica piattaforma che riconosciamo, come da statuto, che promuove la democrazia diretta e partecipata del Movimento».

Cosa farà Italia viva?

Per i motivi sopra descritti, una sorta di ribellione – anche se in tono minore rispetto a quella dei pentastellati – ci potremmo aspettare a Napoli, anche in Italia viva. Da chi? Dal fronte renziano che non fa parte dall’area vetero-comunista (quella soprattutto dei Ds, per intenderci); fronte che potrebbe trovarsi o nelle condizioni di appoggiare il candidato di centrodestra, o di vivere una insperata libertà di esprimere il voto secondo coscienza. Cosa che porterebbe eventuale nuova linfa in termini di preferenze, al papabile di centrodestra.

La tesi è supportata anche dal fatto che all’ultimo tavolo del centrosinistra allargato, Italia viva non si è seduta. Sembrano dunque lontani i tempi in cui la coordinatrice cittadina di Iv, Graziella Pagano, tesseva le lodi di Gaetano Manfredi. La piega che hanno preso le cose porta la coordinatrice a diffondere su Facebook, note dal tenore opposto: «Italia Viva non parteciperà al tavolo del centrosinistra. Riteniamo che le modalità con le quali Pd 5 Stelle e Leu hanno comunicato la scelta di Gaetano Manfredi quale candidato a sindaco, non sono accettabili. Più volte in queste settimane abbiamo richiamato al rispetto di tutte le forze della coalizione e al rischio di creare una sorta di disparità di trattamento fra le stesse».

Il senatore molla la nipote assessore

In questo contesto, in cui alleanze e candidature si dimostrano più che mai liquide, l’unica certezza è offerta da Sandro Ruotolo. Il senatore – come previsto da Stylo24 già ad ottobre – è l’unico che ha capito che de Magistris con la sua investitura, aveva sovraesposto, e di fatto, «bruciato» la nipote, Alessandra Clemente. E a questo punto, tradendo anche il vincolo familiare, il giornalista-senatore (come pure gli piace essere definito), ha fatto un endorsement nei confronti dell’ex rettore, sponsorizzazione che in famiglia, sicuramente non sarà stata ben accetta.

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