domenica, Luglio 3, 2022
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La strategia antispionaggio per sfuggire alle manette

Telefoni criptati, chat a prova di intrusione, compiti precisi, affiliati isolati: così Di Monte e Zucca «indottrinavano» i sodali

L’organizzazione era la parola d’ordine del gruppo di narcotrafficanti internazionali sgominato a Milano. Sopra tutti c’era il e fornitore, Andrea Deiana detto «Banksy», capace di movimentare grosse quantità di stupefacenti. Immediatamente dopo c’erano Angelo Di Monte e Manuel Zucca, considerati i promotori, i finanziatori e gli organizzatori dell’associazione. Lo si apprende dall’ordinanza del Tribunale di Milano emessa ad aprile.

Di Monte e Zuccca però sapevano che per evitare ogni possibile rischio di arresto dovevano fare molta attenzione e avevano studiato delle vere e proprie strategie di antispionaggio. Il duo, riferiscono gli investigatori, per iniziare fornivano «ai propri clienti uno di quei telefoni criptati mediante i quali loro erano soliti condurre l’attività di trafficanti in completa sicurezza».

I telefoni di ultima generazione e le ditte specializzate

Si tratta di «telefoni (Iphone, Bq e Xiaomi) sui quali ditte specializzate SkyEcc, Encrochat e ShadowSecure installano le loro applicazioni per intrattenere delle corrispondenze criptate. Questi dispositivi per il loro funzionamento necessitano di schede telefoniche straniere, prevalentemente olandesi. L’applicazione genera un codice che va fornito all’interlocutore per stabilire la connessione. In assenza di questo codice non si può contattare l’interlocutore desiderato pur conoscendo l’utenza telefonica».

Il metodo Zucca-Di Monte

Inoltre il metodo Zucca-Di Monte prevedeva l’azzeramento degli incontri tra i vari sodali; comunicazioni criptate mediante smartphone opportunamente predisposti; l’utilizzo di rilevatori di microspie; autovetture con imboschi artefatti e azionabili elettronicamente e mobili con doppifondi artefatti. Tra i sodali vigeva anche il divieto di comunicazione, alcuni di essi non si sono mai incontrati.

In caso che qualche sodale fosse incappato in controlli di polizia l’organizzazione provvedeva alla sostituzione. Inoltre, per rendere più difficile l’individuazione dei componenti del gruppo e correre meno rischi c’era il frazionamento delle mansioni, ognuno cioè aveva un suo compito e ruolo. Lo stupefacente invece era dislocato in diversi box riconducibili al gruppo.

«Col passare dei mesi gli investigatori hanno avuto modo di comprendere come il metodo di lavoro adottato da Manuel Zucca e Angelo Di Monte era mutuato dalle idee di Andrea Deiana, il quale – conversando sulla piattaforma criptata SkyEcc con M. – ha dato consigli utili su come organizzare la struttura logistica per la prosecuzione sicura dei traffici. Non è un caso che Andrea Deiana abbia fatto riferimento al modello utilizzato da Milly Di Monte Angelo, basato su accortezze quali l’utilizzo di uomini differenti per le varie funzioni, la divisione di box e l’uso di auto con imbosco», concludono gli inquirenti.

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