sabato, Agosto 13, 2022
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La Storia pilastro della coscienza: non solo materia della Maturità

In una società perennemente connessa e veloce ci si è dimenticati che il «qui e ora» non è sinonimo di verità assoluta

di Mario Polese

Giorni di esami di Stato per 539.678 ragazze e ragazzi che affrontano una delle prime prove decisive per la loro vita professionale. Un appuntamento che viene vissuto con ansia da chi vive la ‘maturità’. Un giorno che rimarrà poi indelebile nella memoria di tanti loro. In questi giorni si ritorna, inevitabilmente, tutti un po’ studenti con il pensiero al giorno dei degli esami quando fu. Non a caso il brano di Venditti ‘Notte prima degli esami’, nelle settimane che vanno tra la metà di giugno ai primi giorni di luglio, viene canticchiato e ascoltato in ogni dove. E non solo, in molti leggono le tracce dell’esame di italiano e provano a immedesimarsi e scegliere quello che avrebbero svolto. 

Negli stessi giorni, puntualmente, torna centrale nel dibattito nostrano, il tema generale della la scuola e della sua funzione, si discorre di e materie di studio e spesso viene addirittura rimesso in discussione l’intero sistema formativo nazionale. Un fenomeno di ogni inizio estate che poi viene marginalizzato per il resto dell’anno.

Eppure la conoscenza resta la più grande ricchezza per le persone. Nonostante questo, presi dalla velocità del tempo che viviamo la vita poi scorre e molte delle nozioni imparate sui libri di scuola, se non direttamente correlate con le professioni che si svolgono, vengono accantonate o peggio dimenticate. 

Storia e letteratura cardine di molte delle dinamiche

Tra queste anche la storia e la letteratura che restano però, il cardine di molte delle dinamiche con cui ciascun individuo interagisce ogni giorno leggendo, scrivendo, spesso prendendo decisioni ed esprimendo giudizi spesso affrettati o condizionati dal ‘qui e ora’.  Perché, al netto di tutto, nel mondo attuale il presente è diventato velocissimo e le dinamiche sociali si sono ampliate in maniera esponenziale, soprattutto dopo l’avvento di Internet e dei social network.

Ci si muove, tuttavia, troppo spesso in un dedalo di conoscenze che si sono ampliate enormemente – attraverso l’accesso continuo a biblioteche enormi di tutte le informazioni possibili con il semplice tocco di un dito su qualche apparecchio elettronico –  con la superficialità di chi immagina il presente come elemento assoluto di verità. E’ aumentata da parte della maggioranza delle persone una presunzione di certezza disancorata dalla conoscenza.

In questo la storia, intesa come memoria collettiva e come bagaglio di esperienza indiretta di ciascun individuo, dovrebbe essere una sorta di copertina di Linus irrinunciabile. In una società eternamente connessa che guarda all’innovazione e al futuro come unica direttrice i fatti del passato dovrebbero essere una sorta di doppia parete di sicurezza entro la quale muoversi. Purtroppo non è così e la storia al massimo resta archiviata in quale scaffale di libreria a memoria dei tempi del Ginnasio. 

La sottovalutazione del processo temporale

Il punto è che c’è una sottovalutazione del processo temporale nella sua funzione di oggettività. Conoscere la storia è indispensabile nel nostro momento storico per debellare la soggettività con le sue credenze e le sue certezze. Cristallizzata nel momento l’attualità viene letta da chi ne è protagonista con la presunzione che non ci sia (e non ci sia stata) un’altra realtà. Eppure le valutazioni sul presente sono relative e la dimostrazione è nella storia: anche chi è vissuto nel passato aveva le sue certezze assolute che poi sono state messe in discussione o rilette in maniera completamente opposta dalle generazioni posteriori. 

Tanto più che sarebbe prezioso la conoscenza di quanto avvenuto qualche decennio fa in un contesto come quello di queste settimane in cui è esploso un conflitto bellico nel centro dell’Europa e a poche migliaia di chilometri dai confini italiani. La distanza tra i confini dell’Ucraina e dell’Italia è di soli 1.600 chilometri. Praticamente la stessa che distanzia la Sicilia occidentale con Venezia. Invece assistiamo molto spesso a confronti accesi in Tv o sui social che tengono conto di opinioni personali come se tutto quello che accade non fosse frutto di dinamiche storiche e geopolitiche che affondano le radici almeno nella metà del secolo scorso.

Uno tra i più importanti storici del ‘900, il francese Fernand Braudel, sosteneva che «per la formazione di cittadini consapevoli sia fondamentale spiegare quali forze hanno governato la realtà dei cambiamenti sociali». In altre parole, per essere cittadini migliori servirebbe studiare la storia. Insomma le competenze storiche dovrebbero essere considerate non trascurabili e non solo per passare l’esame di maturità.  

Mario Polese
Vice Presidente Consiglio Regionale Basilicata

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