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di Giancarlo Tommasone

La prima volta che la Commissione Parlamentare Antimafia si occupò specificamente di camorra avvenne tra la fine del 1993 e l’inizio del 1994, quindi a distanza di 30 anni dalla sua istituzione.
Sotto la presidenza di Luciano Violante, dunque, l’organismo accese i riflettori anche sulla Nco, riconoscendola di fatto come una struttura equiparabile alle altre organizzazioni mafiose.

Nello specifico, detta Commissione affronterà pure la branca delle connessioni esistenti tra la Nuova camorra organizzata di Cutolo e la politica e il caso analizzato è naturalmente quello del rapimento Cirillo.

Il primo step da seguire per la liberazione
dell’assessore regionale è l’avvicinamento dei politici delle Br.

La regia dell’operazione è affidata al Sismi; bisogna anzitutto entrare in collegamento con il gruppo dirigente delle Brigate Rosse a Palmi e convincere i componenti ad un’intesa. Per tale motivo, riporta testuale il rapporto della Commissione Parlamentare «Cutolo ed i suoi interlocutori decisero di ricorrere ad alcuni detenuti politicizzati e vicini all’area brigatista. L’amministrazione penitenziaria si mostrò molto disponibile».
In seguito a ciò, vengono concentrati contemporaneamente ad Ascoli Piceno, nello stesso braccio in cui si trovava il boss di Ottaviano – tra il 5 e l’8 maggio 1981 – i ‘politici’ Sante Notarnicola, Emanuele Attimonelli e Luigi Bosso.
C’è da considerare, come è sottolineato nel resoconto della Commissione parlamentare, che dopo l’incontro con Cutolo, tutti e tre i brigatisti partirono immediatamente verso il penitenziario di Palmi.
Dalla struttura carceraria, in data anteriore al 3 giugno, Notarnicola invia a Cutolo un telegramma, che la Commissione giudica assai eloquente: «Pur nella impossibilità di fermare un processo avviato ho trovato la necessaria disponibilità al dialogo ed al confronto. Importante non cadere nelle trappole di chi semina zizzania e mantenere rapporti che devono essere impostati su reciproco rispetto e fiducia».

C’è poi un altro messaggio inviato al capo della Nco.
E’ a firma di Nicola Pellecchia, considerato altro detenuto
mediatore fra camorra e brigatisti.

Pellecchia, giunto a Palmi il 6 giugno, comunica a Cutolo di essere arrivato e di stare bene. Riceve dal padrino di Ottaviano il seguente telegramma, datato 10 giugno: «Ricevo tuo atteso telex.
Dopo cose brutte subite spero in un positivo risvolto della vicenda. Abbracci a te e Luigi (si riferisce a Bosso). Saluti Cari dal compare compagno Cutolo».

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