Sulla facciata esterna della curva B (ex stadio San Paolo) le testimonianze di fedeltà a Diego Armando Maradona

di Simona Ciniglio

Le sciarpe sono un tappeto di varie sfumature di azzurro. Lo striscione The King troneggia sulla facciata esterna della curva B, ex stadio San Paolo. Il volto da santo guerrigliero, dio degli umili, è stampato anche su una pizza. L’espressione fiera del fine illusionista, mago di traiettorie e invenzioni balistiche è riprodotta su ogni genere di tessuto e superficie. Su un vassoio una serie di bignè compone la scritta Adios. Diego Armando Maradona regna fuori alla Grande Astronave che è lo stadio, stadio che adesso porta il suo nome e per sempre l’impronta dei suoi scarpini. È impressionante la quantità di candele, ceri. E poi fiori freschi e finti. Cuscini con dediche e disegni, foto personali col dio, magliette, cappellini, articoli di giornale, disegni e dediche. E ovviamente palloni. Le frasi che il popolo gli dedica e nelle quali condensa il dolore convergono nella consegna all’eternità, al mito. “Diego, non morirai mai per noi”; “Grazie Diego” e ancora: “Eri della stessa sostanza di cui è fatta Napoli…che poi è la stessa sostanza di cui sono fatti i sogni”. E, sfumata la prima grande ondata di dolore, sciolti gli assembramenti, chi viene a rendere omaggio al campione nel primo pomeriggio freddo e azzurro, osserva distanze e silenzi. Si scattano foto, ma domina una compostezza meditabonda, appena incredula. Siamo tutti absolute beginners del cordoglio, absolutely sane- canterebbe Bowie. Un ragazzo sui venticinque anni accompagnato dal padre si inginocchia e posa la sciarpina azzurra, stinta dai lavaggi, quasi bianca. Prende dalla tasca un rosario, vi posa un bacio e poi lo posa sulla sciarpa. Il padre si piega e allunga un braccio, e con la mano accarezza il rosario e in quella carezza c’è tutta Napoli.

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