Le modalità del racket del caro estinto nell'area sotto il controllo del clan Amato-Pagano (foto di repertorio)

I retroscena dell’ultima inchiesta sulla cosca degli Scissionisti, la «trovata» dell’ex presidente dell’Aicast

Gli Amato-Pagano, secondo i riscontri investigativi – supportati da una voluminoso corpus di intercettazioni e dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia – percepivano entrate anche dalle agenzie funebri che lavorano sul territorio sotto il controllo criminale del clan. Almeno fino al 2016, a pagare, era una sola ditta, che usufruendo del «monopolio» assicurato dalla cosca, era tenuta a versare nelle casse dell’organizzazione malavitosa, tra i 20 e i 30mila euro l’anno.

Le cose cambiano, appunto, cinque anni fa, quando si decide di «liberalizzare il mercato», e di attuare  un «sistema che consentisse ad alcune, benché poche, aziende di corrispondere mensilmente 500 euro a defunto, pena la cosiddetta “serranda”, ovvero la chiusura dell’attività», si legge nell’ordinanza di custodia cautelare a firma del gip Saverio Vertuccio. Ma anche quando non era ancora entrato in vigore il secondo modus agendi, il clan, per impedire che i titolari della ditta facessero i furbi, e non rendicontassero rispetto al reale numero di tutti i funerali effettuati, accorda di far assumere un proprio uomo, presso l’agenzia funebre.

ad

Leggi anche / Il clan Amato-Pagano
e il racket della mozzarella «verde»

Ad occuparsi della cosa – emerge sempre dall’inchiesta in oggetto – è Antonio Papa, detto Tonino, considerato dagli inquirenti, l’interfaccia tra gli Scissionisti e le attività a cui imporre le estorsioni. Papa (che fino al giorno dell’arresto era presidente, per Melito, dell’associazione di commercianti Aicast), risulta agli atti, «aveva fatto assumere il fratello Rocco (anche lui indagato nell’ambito dell’inchiesta in oggetto), al fine di controllare il numero dei defunti per cui la società forniva il servizio funebre».

«Devo tenere la persona mia che mi dice tutto quanto», sottolinea, intercettato, Papa, mentre chiede il permesso di proseguire con l’assunzione. «Io non faccio mai niente senza autorizzazione (…) devo prendere una persona (e metterla là dentro) per sapere effettivamente quanti morti sono (quanti funerali, in realtà, organizza l’agenzia funebre, ndr)». L’autorizzazione viene concessa: «Vai avanti, hanno detto di sì». Così si esprime, nell’occasione, un interlocutore di Papa, facendo comprendere che c’è il permesso del clan per questa operazione.

Riproduzione Riservata