Bufera in Comune per la decisione di Anm di vendere 4 tram degli Anni Trenta, interviene anche la Sovrintendenza

Polemiche e invasione di campo dopo il bando di Anm per la vendita di 4 mezzi degli anni Trenta

A Napoli, sono proverbiali le tragiche condizioni della mobilità, questo è assodato. Come è assodato che Anm, partecipata del Comune, è gestita in maniera più che approssimativa (per usare un eufemismo). A ciò si aggiunga il fatto che la metropolitana nella terza città d’Italia (anche in era pre Covid) fa registrare la chiusura serale intorno alle 22, e diventa proibitivo muoversi – a causa di ritardi e guasti quotidiani – non solo per i pendolari, ma per chiunque si trovi ad utilizzarla. Ciò è inaccettabile in una metropoli dalla vocazione turistica come la nostra.

Fatta la necessaria premessa, c’è però da sottolineare come in questa occasione, l’intervento della Sovrintendenza, che ha bloccato la manifestazione d’interesse di Anm per la vendita di 4 tram modello Ctk (per circa 3.800 euro l’uno) risalenti agli anni Trenta è da considerare quantomeno eccessiva, ridicola e discutibile. Anche perché sorgono spontanee delle domande: volendo tenere i tram, dove si continuerebbe a custodirli? Esiste una progettualità per recuperarli? Ci sono le condizioni per il restauro? E nel caso si riuscisse a «resuscitarli», in che modo si potrebbero utilizzare?

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Siamo seri, con l’amministrazione comunale ormai a fine mandato – caratterizzato tra l’altro, dalla esigua realizzazione di progetti – come si vuol sperare di spuntare un piano per valorizzare dei mezzi, che nelle condizioni in cui versano ora, sono paragonabili a carcasse vuote, e per di più oggetto di interventi di revamping con pezzi degli anni Novanta? Qualcuno dirà: ma si tratta di carrozze ante guerra, c’è la storia da difendere. A questo punto, visto che è intervenuta la Sovrintendenza, potremmo controbattere: sono testimonianza di archeologia industriale anche le ciminiere o i capannoni dell’Italsider, e altri «ruderi» che costellano la città. Rispetto ai quali dobbiamo immaginarci, quindi, una difesa che impedisca la bonifica?

Quando prende posizione la Sovrintendenza? Quando si tratta di tram, che nella migliore delle ipotesi – per il discorso che facevamo prima – continueranno ad arrugginirsi nel deposito di Anm. La Sovrintendenza, non può intervenire anche sulla dismissione dei tram, altrimenti viene praticamente meno l’autonomia decisionale in politica. Pure perché non bisogna confondere l’idea nata con l’obiettivo di snellire il parco mezzi di un’azienda partecipata del Comune, con un attentato alla storia dei trasporti.

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