Dall'alto a sinistra, in senso orario, Lorenzo Nuvoletta, Rosetta Cutolo, Raffaele Cutolo e Carmine Schiavone

LA STORIA DELLA CAMORRA Il pentito Carmine Schiavone e il racconto dei «buoni» rapporti esistenti tra Nco e maranesi

di Giancarlo Tommasone

Non sempre – soprattutto quando si parla di sversamento di rifiuti tossici nella Terra dei fuochi – le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmine Schiavone (deceduto a febbraio nel 2015) hanno trovato riscontri oggettivi. Rappresenta comunque una delle voci maggiormente ascoltate dagli inquirenti. L’ex boss del clan dei Casalesi («legalizzato», vale a dire affiliato, nel 1981) è stato ascoltato come teste anche nel corso del processo Gava. Siamo alla fine di aprile del 1997. Relativamente alle formazioni criminali degli anni Ottanta, l’ex padrino (cugino di Francesco Sandokan Schiavone) afferma: «Il gruppo Nuvoletta, di Marano, era il referente di Cosa nostra in Campania. Come reparto regionale, al vertice c’era Lorenzo Nuvoletta, coadiuvato dai fratelli AngeloCiro. Il capo di tutti i gruppi armati, era invece, Antonio Bardellino (la cui cosca faceva capo comunque ai Nuvoletta, ndr)». «Chi è che comandava?», domanda il pm a Schiavone. E questi risponde: «Fino ad aprile-maggio del 1984 comandavano i Nuvoletta, erano al vertice di tutti i clan della Campania». Poi si passa a parlare dei contrasti tra le famiglie, il collaboratore di giustizia racconta: «I maggiori contrasti erano causati dalla Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo. Ci furono degli scontri con i cutoliani, fino al 1982-83».

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Le trame / «I Nuvoletta ‘usavano’ i cutoliani
per sbarazzarsi della famiglia Zaza»

«E come erano i rapporti tra Nco e Nuvoletta?», chiede il pubblico ministero. «I rapporti erano buoni. Lo so, perché, quando già nel 1981 ci fu una riunione per eliminare Vincenzo Casillo (alter ego di Cutolo) e altri personaggi di spicco della Nco, i Nuvoletta si opposero a quella decisione». E inoltre, spiega Schiavone, nel 1984 sarebbe venuto a conoscenza di un’altra circostanza, che comproverebbe i buoni rapporti tra maranesi e cutoliani. «Io ero in carcere, mi fu riferito personalmente da uno degli Scamperti (affiliati ai maranesi), che quando il gruppo formato da Antonio Bardellino, De Falco e altri, fece l’assalto a Poggio Vallesana (roccaforte della famiglia di Marano, nel corso del blitz fu ucciso Ciro Nuvoletta, ndr), loro (gli Scamperti, ndr) non si trovarono nella masseria di Marano, perché la sorella di Cutolo, Rosetta, (quel giorno, da come fa intendere Schiavone) era andata a prendere il mensile da Lorenzo, o da Angelo Nuvoletta», fa mettere a verbale il collaboratore di giustizia.

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