lunedì, Gennaio 24, 2022
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La sinistra, ieri oggi e domani

L’ex leader del Psi: «Servirebbe un progetto, una direzione di marcia»

di Giulio Di Donato

Devo dare atto ad Enrico Cardillo di una coraggiosa autocritica. Qualche giorno fa sul Corr Mezz ha riconosciuto che sulle spalle del neosindaco Manfredi pesi oltre che l’eredità del decennio di De Magistris anche il ventennio del centrosinistra.  È un atto di onestà intellettuale e di verità. Dal ’93 in poi la sinistra dal Pds di Bassolino all’Ulivo della Iervolino fino alla bandana di De Magistris, sempre vincente anche se con meno elettori, ha sprecato le occasioni per risanare e rilanciare Napoli.

Ed il fatto che da trent’anni, nonostante errori ed omissioni, una parte (minoritaria) dei napoletani invece di sostituirla la abbiano confermata alla guida della città, è un aggravante. In tre decenni, invece di scegliere la via maestra del governo della città si è infilata in tutti i possibili vicoli ciechi: il massimalismo ideologico, il ribellismo, il giustizialismo, il populismo. Ha ripercorso i sentieri dell’assistenzialismo, del vittimismo, del giustificazionismo, dell’antagonismo ed ha coltivato l’assenza di pensiero-cultura-competenza come fattore egalitario.

Si è crogiolata nell’emergenza sistemica

Ha inseguito la chimera dell’isolamento e dell’autosufficienza, ha creduto che per battere la speculazione bastasse bloccare tutto, che contro la corruzione fosse sufficiente eliminare i partiti, che contro la camorra bastassero prediche e cortei, che senza più le tossine di una politica vecchia e compromessa la città si sarebbe ripresa da sola. Si è crogiolata nell’emergenza sistemica e invece di fare quello che era possibile ed in qualche caso pronto ad essere realizzato (il preliminare di piano, Bagnoli, la ristrutturazione dell’area industriale, delle periferie, del centro storico), ha lasciato che il tutto peggiorasse, assistendo inerme alla privatizzazione del Banco di Napoli e del Risanamento, alla deindustrializzazione.

Accontentandosi di una identità fatta di colore e folklore che invece sintetizzava solo la parte alta del degrado. Non siamo «terzo mondo» come ha scritto Le Figarò, ma se camminiamo per la città, quella figlia di un dio minore, di Pianura, Ponticelli, Piscinola, Barra, Scampia, dei quartieri spagnoli o del lavinaio o del pallonetto e di tutto quello che sta intorno ad un centro antico tra i più densi del mondo, facciamo fatica a sentirci in Italia ed ancor più in Europa. Ora Manfredi ha un compito che dire difficile è poco. 5 miliardi di disavanzo da restituire con rate annuali di 400 milioni sono un fardello insopportabile e la penuria di personale e di uffici adeguati mette a rischio i fondi del Pnrr.

Al sindaco l’aiuto del Governo ma anche dei napolentani

Manfredi va aiutato dal Governo e ci auguriamo che nella legge di bilancio ci sia almeno un primo stanziamento. Ma poi andrebbe aiutato dai napoletani, con una mobilitazione civica per iniettare nel corpo della città passione, determinazione, volontà. E questo ancora non si vede. Anzi, la coalizione elettorale che ha eletto il neo sindaco è già evaporata, curandosi solo della propria sopravvivenza. Anche il sindacato, assillato da varie emergenze occupazionali, sul tema della città appare distratto.

Qualcosa si è mosso nell’imprenditoria, ma potrebbe trattarsi, come nel passato, di un «falso movimento». Naturalmente non ce lo auguriamo, ma le cose stanno ancora così e l’ultimo rapporto Svimez conferma che il Paese corre ma il mezzogiorno incespica ed in qualche caso è fermo. La sinistra, nel mezzogiorno deve cambiare binario deve diventare qualcosa di molto diverso da quella che è stata ed ancora è. Deve riporre tutto il proprio passato in una teca, e capire orientare e guidare una modernità che nel suo cammino sparge anche tossine e infezioni per le quali non abbiamo anticorpi sufficienti.

Non serve un «campo largo» servirebbe un progetto, un piano, una direzione di marcia, capace di coniugare diritti e doveri, bisogni e meriti, tolleranza e fermezza, prevenzione e repressione, occupazione e innovazione, pubblico e privato, digitale e sicurezza, educazione, ecologia ed economia. Oggi la sinistra, non solo a Napoli, sembra una «monade» rovesciata. Uno spazio circoscritto immobile molteplice rissoso  e effimero, esposto a continue incursioni della «modernità» che ne cambiano la natura. Forse è il momento di riunificare gli atomi materiali ma anche spirituali in un nuovo spazio politico, e per questo servirebbe una sorta di «bosone di Higgs», qualcosa o qualcuno in grado di dare massa alle particelle di materia impazzite. Con Manfredi questa ricerca potrà iniziare?

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