Da sinistra, i boss Raffaele Cutolo e Pino Rogoli

A dichiararlo il fondatore della Scu, Pino Rogoli. Ma per i magistrati la mafia salentina nacque proprio sulla scorta della Nuova camorra organizzata

di Giancarlo Tommasone

Il prossimo agosto compirà 74 anni, è Giuseppe Rogoli, meglio conosciuto come Pino. Nato a Mesagne (provincia di Brindisi), prima di votarsi alla criminalità, faceva il piastrellista. In carcere – è attualmente detenuto – ha trascorso quasi quarant’anni, ed è ritenuto il fondatore della Scu, la temibile Sacra corona unita, nata nel 1983, nel carcere di Trani. «La Scu era stata creata solo per regolare e decidere le varie questioni insorgenti fra i detenuti,  e io sono stato indicato come persona di rispetto, perché più  grande e più saggio, quindi in grado di dare consigli».

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E’ lo stesso Rogoli, a parlare dell’organizzazione, il 14 maggio del 1984, nel corso di un processo che si celebra a Bari. In quella occasione, il boss conferma anche l’indipendenza della Sacra corona unita dai clan napoletani, in particolare dalla Nco, di Raffaele Cutolo. «Affermo che la Scu non ha niente a che fare con i napoletani, nonostante vi siano state numerose offerte da parte dei camorristi», sottolinea Rogoli.

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C’è però da considerare, che nel corso di numerosi processi, è emerso che la Scu, mafia salentina per antonomasia  – la prima organizzazione verticistica che ha agito tra Lecce e Brindisi – ereditò proprio l’esperienza dei clan vesuviani. E fu fondata perché i boss delle varie aree della Puglia, volevano fare affari da soli in tutta la regione, senza dover continuare a dipendere dai camorristi, o meglio, dalla Nco. Tornado al processo del 1984, il Tribunale non riconoscerà la natura mafiosa della Sacra corona unita, che poi nel Salento ebbe, per un decennio, il controllo esclusivo di tutti i traffici illeciti. L’organizzazione, almeno per quel che riguarda il primo stadio, è verticistica e le regole che gli affiliati devono rispettare vengono imposte da un gruppo di capi, una sorta di cupola, sulla scorta dei modelli siciliani e calabresi.