Come riporta la Gazzetta dello Sport, la Coppa Italia porta bene all’attaccante: ha alzato due volte il trofeo nel 2012 e 2014

di Stefano Esposito

Mancherà il contorno, l’invasione di Fuorigrotta, così com’è sempre avvenuto per i grandi eventi.
Sembrerà tutto irreale, ma sarà tutto maledettamente vero. In gioco, però, c’è la finale di Coppa Italia.
E questo basta per sentirsi motivati al punto giusto. Ne hanno discusso, in questi giorni di vigilia, Lorenzo Insigne e Rino Gattuso. Loro due sono la parte forte di questo Napoli, rappresentano l’epicentro di un progetto che li pone subito dinanzi a quello che, per forza di cose, è diventato l’obiettivo stagionale.

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Il capitano sa bene come si vince il trofeo tricolore.
L’ha conquistato per ben due volte negli ultimi otto anni, in due serate dai risvolti diversi, per le forti emozioni vissute. Nel 2012, il Napoli batté la Juventus in finale, e nel 2014 superò la Fiorentina, in quella notte sconvolta dal dramma di Ciro Esposito, il giovane tifoso napoletano ferito gravemente con un colpo di pistola: morirà dopo 40 giorni di straziante agonia.

Lorenzo per tutti

La Coppa Italia lo esalta. Le statistiche ne evidenziano i gol pesanti che ha saputo garantire nelle precedenti edizioni e in quella attuale. E’ stato protagonista, per esempio, nella finale del 2014, realizzando una doppietta alla Fiorentina.
E lo è stato anche a gennaio scorso, trasformando un rigore nel 2-0 al Perugia e, la settimana successiva, segnando alla Lazio, dopo appena due minuti di gioco.Un gol che poi la squadra ha saputo difendere fino in fondo, garantendosi la semifinale con l’Inter.

Stasera, gli toccherà provare a sorprendere la difesa interista, forte fisicamente, che potrebbe andare in difficoltà contro la sua rapidità di movimento e di esecuzione. Il patto Il legame tra Insigne e Gattuso s’è rinforzato parecchio in questi mesi. L’uno è andato in soccorso dell’altro, chiudendo le loro aspettative in un patto che, oltre all’immediato presente, guarda anche al futuro prossimo. Il capitano è un sostenitore dell’allenatore e viceversa. Nel momento più buio della sua carriera, Lorenzo s’è confrontato con la grande umanità di Gattuso e con la sua grande voglia di rivalsa, di rilanciare quel Napoli, prigioniero delle polemiche e dei suoi stessi timori. I loro intenti sono entrati subito in sintonia, le lunghe chiacchierate sono servite per capirsi e per trovare le soluzioni più giuste per ritornare a essere competitivi.

Tatticamente

L’avvento di Gattuso lo ha riportato nella sua posizione naturale, di esterno sinistro nel tridente d’attacco. Nel 4-3-3, il sostegno tecnico di Insigne è prezioso, per i gol (9 in stagione) e per la qualità del gioco che riesce a garantire negli ultimi venti metri.
E non solo al Napoli, perché Lorenzo è uno degli uomini di punta di Roberto Mancini e, quindi, della nazionale italiana. Diversamente da quanto era avvenuto con Antonio Conte nel ruolo di ct.
Il rapporto tra Lorenzo e l’attuale allenatore dell’Inter non è mai stato idilliaco, ma la poca considerazione per il capitano del Napoli era determinata dal 3-5-2, il modulo utilizzato in quel periodo dal CT.
Nel Napoli di allora, allenato da Sarri, Insigne giocava esterno sinistro nel 4-3-3, proprio come adesso con Gattuso.

Per sempre

Il presente ha la sua importanza e il suo obbiettivo.
Il futuro di Insigne verrà discusso prossimamente. Il capitano ha ritrovato l’entusiasmo, le delusioni del recente passato sono state metabolizzate in questo periodo. Da uomo mercato, Lorenzo diverrà la bandiera napoletana. Per lui,infatti, si prospetta il prolungamento del contratto, scadenza 2022, fino al 2024.