martedì, Ottobre 4, 2022
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«La ricandidatura di Spirito come presidente dell’Adsp è surreale»

Fulvio Martusciello, europarlamentare di Forza Italia, a Stylo24: la seconda gestione sarebbe persino peggiore della prima

“E’ come se avesse avuto a disposizione una Ferrari, facendola andare al massimo a 80 km orari”. E’ così che Fulvio Martusciello, europarlamentare di Forza Italia, sintetizza a Stylo24 la gestione di Pietro Spirito come Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno centrale. Una gestione fatta di “immobilismo” e caratterizzata da una serie di fallimenti, che rendono, a voler usare un eufemismo, “surreale” la sua candidatura per un secondo mandato.

Come giudica la gestione del Porto di Napoli da parte di Pietro Spirito?

“Insufficiente. Anche se per dare un voto bisognerebbe aver fatto qualcosa. E la verità è che la caratteristica predominante di tutta la presidenza di Spirito è stato l’immobilismo. Il non portare a termine nulla, lasciando pressoché inalterata, se non riuscendo a peggiorarla, la situazione di quella che è la realtà imprenditoriale più grande della Campania. E’ come se in questi anni avesse avuto a disposizione una Ferrari, facendola andare al massimo a 80 km orari”.

Eppure ha presentato la sua candidatura per un secondo mandato.

“Lo trovo surreale. Una ricandidatura dovrebbe basarsi su quanto fatto di buono nel primo mandato, ma nel caso di Spirito parliamo del nulla. Confido nel fatto che, volendo il ministro mantenere un minimo di credibilità, non venga assolutamente presa in considerazione”.

Qual è stato il suo fallimento più grande?

“Difficile trovarne uno. Si potrebbe parlare del nuovo piano regolatore, praticamente sparito dai radar. O anche degli enormi ritardi nei lavori delle varie opere, tra cui mi sento di citare il terminal. Poi i dragaggi effettuati al centro dello specchio d’acqua del porto ma non in prossimità di alcune banchine, il che impedisce alle navi più grandi di attraccare. Se non fosse una cosa gravissima, ci sarebbe anche da riderci su. Ma la verità è che l’elenco sarebbe troppo lungo. Come si può anche solo lontanamente pensare a un secondo mandato, che, di questo passo, sarebbe persino peggio del primo?”

Qual è il punto fondamentale per il rilancio del porto di Napoli?

“La prima zavorra che dovrà essere tagliata resta sempre la palude burocratica in cui si sono impantanati tutti gli investitori. Coloro che hanno visto, spesso sul nascere, bloccare quelle idee che avrebbero potuto consentire al porto di Napoli, ma, più in generale, alla portualistica campana di essere ai livelli che le competono”.

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