La sala colloqui di un carcere (foto di repertorio)

La conversazione dai contenuti compromettenti captata all’interno della sala colloqui del carcere di Poggioreale

Il boss di una potente cosca del Vesuviano è finito in carcere per detenzione illegale di arma da sparo. E’ detenuto presso la casa circondariale napoletana di Poggioreale da un paio di settimane, quando riceve la visita di alcuni parenti. Tra essi c’è anche il cognato. I due, dopo i saluti di rito, cominciano a parlare della strategia difensiva che bisogna adottare nel corso dell’iter giudiziario. Poi, a un certo punto, il cognato del boss, non si sa per quale motivo, comincia ad andare «fuori tema». Forse, dimenticando di trovarsi in un ambiente super monitorato, discute di «affari», in maniera per niente criptica, con il boss.

Fa i nomi di persone coinvolte in quelli che sembrano dei traffici per niente leciti, non considerando quanto rischiose potrebbero essere le sue parole per una persona finita in carcere per possesso di arma, ma ritenuta dagli inquirenti alla guida di una organizzazione criminale. Più volte il boss prova a cambiare discorso, gesticolando e arrivando perfino a parlare «del costo della mozzarella», la prima cosa che gli viene in mente per trarsi d’impaccio.

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Anche la moglie del detenuto interviene per mettere fine a quella discussione, che rischia di farsi via via più pericolosa per le sorti del camorrista. Alla fine, quasi sconfitto, il boss lo dice chiaramente, accompagnando le parole con un inequivocabile gesto delle mani: «(Qua dentro) parliamo solo di mozzarelle e basta». Sottolineando, che se si continua col far prendere al discorso la piega iniziale, non uscirà tanto presto di prigione. Il cognato comprende di aver parlato troppo, e lascia la parola alla moglie del detenuto, ritraendosi «mortificato».   

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