Un condotto fognario (foto di repertorio)

LA STORIA DELLA CAMORRA Il ras di Forcella si lamenta con i componenti del suo gruppo: di questo passo saremo invasi dai rapinatori degli altri quartieri

Piuttosto che un appartamento, quello del boss Raffaele Stolder (per anni a capo di un gruppo oggi completamente scompaginato) sembra l’ufficio di un «cantiere», in cui si discute di progetti da realizzare, «piste» da tracciare nel condotto fognario, buchi da aprire e strumenti da utilizzare per arrivare a cassette di sicurezza. La circostanza emerge da una informativa di polizia giudiziaria redatta dagli investigatori nel 2008. In quel periodo, infatti, il ras imparentato con i Giuliano, è tornato in libertà e sta riorganizzando il proprio gruppo, specializzato nel compiere furti e rapine, secondo le modalità che caratterizzano le cosiddette «bande del buco».

Anche i rapinatori fanno
i conti con la concorrenza

Ma a Forcella c’è un problema, ne parla lo stesso Stolder, mentre, nella propria abitazione (costellata di microspie) presiede una riunione con i suoi «dipendenti». «I presenti (nella conversazione del 19 giugno 2008) – è riportato nella citata informativa – parlano di un caveau da fare (da ripulire, ndr) al più presto, in quanto questo è un periodo di fuoco; (parlano anche) di una fogna e di segnali radio. Stolder osserva che ormai nel territorio di Forcella sono circondati da gente di San Giovanni (a Teduccio), di Barra e di Ottaviano, che hanno importato solo tradizioni barbare (ribadisce un concetto già espresso nell’ambientale del primo aprile 2008, captata nell’auto Lancia Y)». A questo punto interviene anche un sodale di Stolder che afferma che «bisogna darsi da fare».

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Tutti i presenti si pongono il problema che possano arrivare altre batterie a fare il colpo prima di loro. A tal riguardo la conversazione cade su una rapina (da 500mila euro) che una squadra della «concorrenza» ha effettuato proprio poche ore  prima, ai danni di una gioielleria al Borgo Orefici. «Stolder, dunque, è sempre più preoccupato che altre “batterie” di rapinatori, che utilizzano la “rete fognaria”, possano utilizzare i medesimi percorsi e “buchi” da loro effettuati», argomentano gli investigatori. Il boss, è riportato ancora nell’informativa, dà istruzioni affinché al massimo, per «il successivo lunedì (rispetto al giorno dell’intercettazione), verso le cinque, si scenda per fare le ultime cose e predispone un piano in modo che le forze di polizia non possano accorgersi del fatto che stanno effettuando il buco».

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