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Il Teatro San Carlo di Napoli

Per i ballerini precari del Teatro San Carlo: «Il soprintendente Lissner ha tradito le promesse»

di Fabrizio Geremicca  

Sono andati in scena al Teatro San Carlo l’ultima volta a febbraio o, al più tardi, ad inizio marzo, poi è scattato il fermo per il Covid. Speravano di riprendere a ballare e guadagnare con i nuovi spettacoli in cartellone da giugno e da settembre, ma continuano a stare fermi. Sono i 17 ballerini precari del Tetro San Carlo i quali vivono settimane molto difficili e denunciano, ora, «l’inerzia della Soprintendenza dell’ente lirico». Danilo Di Leo, uno dei 17, illustra la situazione. «Il San Carlo – spiega – si basa su un corpo di ballo stabile di 28 persone. Quindici assunte con contratto a tempo indeterminato e 13 con contratto annuale, rinnovato però ogni dodici mesi da almeno sei anni. Ventotto persone non bastano per reggere spettacoli di livello adeguato alla storia del teatro. Si pensi che all’Opera di Roma hanno 50 elementi, a Palermo 44. A Milano ancora di più». C’è stato dunque, nel corso del tempo, il ricorso sistematico ad altri ballerini. I precari. Si è formata una lista di 17 persone. «Ci si entra – va avanti nella spiegazione Di Leo – dopo tre audizioni e dopo avere lavorato per tre anni di seguito». I ballerini di questo elenco sono pagati solo per il periodo nel quale lavorano effettivamente alla preparazione degli spettacoli. «In media – prosegue l’interlocutore di Stylo24 – prendo 1300 euro in un mese. Nell’arco di un anno lavoro per cinque o sei mesi. Un accordo sindacale firmato a novembre 2019 prevedeva che il San Carlo ci impiegasse per almeno un semestre all’anno». L’emergenza Covid ha travolto l’intesa e sono saltati gli spettacoli della primavera. «Confidavamo – si rammarica Di Leo – nella ripresa autunnale, ma abbiamo già verificato che la produzione di ottobre in cartellone non prevede la nostra partecipazione. Siamo in un limbo, senza notizie e certezze ed a questo punto temiamo che possa saltare anche il nostro contributo allo Schiaccianoci che dovrebbe andare in scena a dicembre».

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I precari hanno preparato un comunicato per far conoscere la loro situazione. «Il San Carlo – recita il documento – pur godendo di una delle strutture più grandi e più belle d’Europa e pur disponendo di ben cinque sale da ballo non riesce a mettere in cartellone uno spettacolo di autentico valore che possa includere l’intero settore del ballo, compresa la parte dei precari». Le promesse erano altre, a detta dei ballerini. «A giugno il nuovo soprintendente Lissner aveva dichiarato, in previsione della riapertura, che avrebbe iniziato dalle produzioni congelate proprio per far recuperare agli artisti parte dei compensi sui contratti annullati. Peccato che da giugno sono proposte solo piccole ed invisibili produzioni che coinvolgono solo i ballerini già legati contrattualmente al Teatro San Carlo».

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