Lo scorcio di una Vela, a Scampia (foto di repertorio)

L’inquietante quotidianità degli spacciatori nelle piazze sotto il controllo del clan Di Lauro

Da una parte il clan Di Lauro, dall’altro quello degli Scissionisti: è il periodo della prima faida nel quadrante settentrionale del capoluogo partenopeo. Il Rione dei fiori, meglio, e tristemente conosciuto come Terzo Mondo è ancora sotto il controllo della cosca di Cupa dell’Arco. C’è un clima di estrema tensione, gli spacciatori, nonostante temano di essere colpiti dai sicari del clan rivale, si organizzano con i «turni di lavoro». Lo spaccato che emerge dalle intercettazioni effettuate dagli 007 dell’Antimafia è di una «inquietante quotidianità».

Un gruppo di pusher discute su come ottimizzare al meglio lo spaccio di droga e come capita in ogni ambiente lavorativo c’è sempre il «collega» di cui sparlare. «Quello non è buono, io lo dico a D. (il capopiazza, ndr) che preferisco lavorare a due di noi, solo io insieme al biondo, perché quegli altri due, uno è scemo e cacasotto, l’altro sta sempre fatto (fa continuo uso di stupefacente, ndr)», afferma uno dei pusher, sottolineando che riferirà al capo che non ce la fa «più ad apparare (compensare col suo lavoro, ndr) i guai che combinano gli altri».

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«Tu hai capito che successe ieri?», interpella, retoricamente, un suo compagno. «Quello, il vecchio, se ne voleva andare, si mise a piangere, metteva paura. Mi mise la cocaina in mano a me, al che D. mi disse: “Togli la cocaina da mano a questo che ci fa arrestare tutti”», racconta. E’ l’ora della pausa e gli spacciatori si organizzano per il pranzo, prima di tornare al lavoro alle 15. «Mi sto andando a mangiare un panino e poi vengo, sono le due e mezza, io devo mettere mano (deve iniziare a spacciare, ndr) alle 3 (alle 15), tu no. Perciò se mi fai fare tardi (evidentemente si rivolge, a qualcuno a cui ha chiesto di accompagnarlo a mangiare, ndr), poi me la prendo con te».