Francesco Emilio Borrelli

Ecco perché gli azionisti di maggioranza del centrosinistra continuano a snobbare l’idea delle primarie

di Giancarlo Tommasone

Primarie sì, primarie no: un loop che da sempre perseguita il centrosinistra. Il mantra si ripresenta anche in occasione delle prossime comunali a Napoli, dove i dem preferiscono riproporre il circolo giallorosso e ritrovarsi al bar, nella rassicurante cornice posillipina, invece di mettersi in gioco e dimostrare la propria forza in una competizione interna allo schieramento. E’ chiaro che nella coalizione, Pd e M5S sono gli azionisti di maggioranza, ma i soci minoritari (e ci riferiamo ad esempio a Italia viva, deMa, rifondaroli e vetero comunisti, Verdi e a qualche altra formazione «bonsai») messi assieme, comunque detengono un numero di «azioni» che va certamente considerato.

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Come va tenuta in conto pure la legittima ispirazione dei soci di minoranza, ad avere un ruolo, e voce nel blocco di centrosinistra. E allora appare incomprensibile, a meno che non la si inquadri come un mero e sottile calcolo politico per tenere fuori gli outsider, la chiusura del Partito democratico, a qualsiasi ipotesi di primarie. Paura della forza dell’alleato? Può darsi. Anche perché, c’è un soggetto della dimensione testé descritta, che in caso di primarie, a Napoli potrebbe rappresentare la sorpresa. Si chiama Francesco Emilio Borrelli.

I lettori di Stylo24 lo sanno: non siamo mai stati teneri con l’attuale consigliere regionale, anzi. Ma al di là dei motivi di scontro con Borrelli, al di là delle critiche mossegli, va dato atto all’esponente degli ambientalisti di rappresentare, al momento, l’unico reale competitor rispetto ad esperimenti da laboratorio (politico), che hanno prodotto candidati come Gaetano Manfredi, o Enzo Amendola.

Chi si iscrive a una competizione elettorale, a maggior ragione se lo fa in una città come Napoli, deve essere prima di tutto riconoscibile. E Borrelli, nonostante sia incorso in alcuni sbagli, nonostante la sua (di base condivisibile) campagna per la legalità venga condotta spesso con metodi sopra le righe, è un volto – può essere simpatico o meno – che la stragrande maggioranza dei napoletani conosce. Anche a causa di una sovraesposizione mediatica, che se da un lato gli fa incassare ulteriori critiche, dall’altro paga in termini visibilità e riconoscibilità.

Caratteristiche che, diciamola tutta, nonostante sia stato ministro, Manfredi non ha la fortuna di possedere. Come risulta essere poco, se non per niente noto a un potenziale elettorato, Amendola, che tra l’altro, da anni continua a svolgere la sua attività politica lontano da Napoli.

L’idea di una lista…

A questo punto non ci stupiremmo se Borrelli, capita l’antifona nel centrosinistra, iniziasse a pensare a una sua lista, o la iniziasse già a preparare. Ciò anche in virtù del consenso elettorale incassato alle scorse elezioni regionali. Ha ottenuto oltre 15mila preferenze, di cui 13mila soltanto nella città partenopea. E non sono per niente poche.

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