sabato, Novembre 26, 2022
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La nuova truffa romantica corre sui social: «Ti amo ma spediscimi i soldi»

La vittima ingannata con l’empatia, un raggiro che ricorda il sistema di reclutamento delle donne in Siria

Dimenticate richieste di foto, di numeri di telefono, di click sui link o ricatti. La nuova frontiera per le truffe sui social sembra essere imperniata su altro. Fa perno sull’animo sensibile delle persone, prova a instaurare rapporti umani che, con il passare del tempo, si rivelano vere e proprie estorsioni. Ma non con la forza, bensì con il romanticismo. Senza chiedere, o offrire, foto di nudo o semplicemente esplicite. Una finta donna (o uomo a seconda dei casi) che punta al lato romantico della «preda». Ma il risultato per la vittima è lo stesso: il raggiro.

Un nuovo modo di truffare: col romanticismo

Un giornalista di Stylo24 ha condotto un’inchiesta su questo nuovo modo di truffare. Ha «chattato» sul social Instagram con una sedicente ragazza francese, di nome Bianca, bellissima (o almeno così appare nelle foto inviate dal profilo fake, ma potrebbero appartenere a chiunque) e mamma single di una bambina di appena 5 anni. Una conversazione durata all’incirca un mese dove il profilo fake ha provato a entrare in sintonia con la sua vittima, rivelandogli i dettagli di una vita non facile (quasi sicuramente inventata).

«Bianca», che a tratti mostrava pure timidezza, ha raccontato della sua malattia e quella della piccola Maria. Messaggi continui, ogni giorno. Tutti i giorni. Dal «buon giorno amore» al «buona notte tesoro». Un corteggiamento in piena regola. Ma senza messaggi audio, rifiutando qualsiasi tentativo di videochiamata, per celare la vera identità. Nonostante il giornalista le abbia manifestato, più di una volta le sue perplessità sulla veridicità del racconto. Nonostante lui le abbia detto di aver capito di trovarsi difronte a un profilo falso, a un raggiro. Il truffatore (o la truffatrice) però non si è arresa e alla fine, il reporter di Stylo24 ha deciso di andare avanti per capire quale fosse il suo obiettivo. «Tesoro chattiamo su Viber?», questa la sola richiesta arrivata dall’account-trappola. Una richiesta respinta per evitare problemi e richieste di soldi.

«Aiutami, ho un problema»

«Bianca» però, al suo rifiuto, non ha fatto una piega e ha continuato a «tessere la sua tela». Fino a quando, un giorno, rivela l’obiettivo finale. Presenta la sua richiesta: «Purtroppo ho un problema, non posso mandare più mia figlia all’asilo. Mi servono 600 euro, mi puoi aiutare?». Il giornalista accetta di aiutarla ma le chiede di aspettare qualche giorno, il tempo di organizzarsi e farsi prestare la cifra da qualcuno. Nel frattempo i messaggi continuano. L’uomo si mostra preoccupato, afferma di stare male perché non riesce a lavorare. La presunta Bianca mostra empatia: «Ti prego amore, fammi sapere se è tutto a posto, se stai bene».

Il profilo fake dice di amarlo, che è la sua vita. Senza mai insistere sulla richiesta di soldi. Senza spingersi troppo in là, senza assumere atteggiamenti che potessero violare il codice penale. Una conversazione continuata ancora per un po’ fin quando lei (o lui) sparisce. Una truffa innovativa che punta a ingannare la vittima, a creare una simpatia. Nel tentativo di truffare magari persone più in difficoltà, labili dal punto di vista sentimentale, bisognose d’affetto.

Un modus operandi che ricorda molto il sistema di reclutamento delle donne in Siria. Donne islamiche reclutate e messe davanti a un computer con l’ordine di circuire tramite i social donne sole, divorziate o comunque con problemi esistenziali, da corteggiare e «conquistare». Con l’obiettivo di portarle a Raqqa in nome di un amore romantico che poi si rivelava l’inizio di un incubo.

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