pistola
Due camorristi criticano l'affiliato incapace (foto di repertorio)

Due camorristi intercettati mentre parlano del tramonto delle organizzazioni malavitose storiche, soppiantate dalle nuove leve

E’ pervasa di amarezza e di una certa nostalgia (naturalmente nell’ottica dei personaggi che discutono) la conversazione che intercorre tra due malavitosi. Il dialogo è intercettato nell’ambito di attività di intelligence dell’Antimafia di Napoli, che indaga su una cosca attiva nell’hinterland nolano.

«Allora non hai capito – dice il camorrista al suo sodale -, la Nuova famiglia non esiste più, è finita, nemmeno i cutoliani ci stanno più. E te lo dico io, oggi di questo abbiamo parlato: (il boss) sta perdendo terreno, ai figli di due di loro (di due vertici del clan, ndr) li hanno presi a schiaffi, e nessuno ha fatto niente».

ad

Commentando l’episodio registrato qualche settimana prima, «per strada, davanti a tutti», il malavitoso continua: «Vedi se sono andati a rispondere, sono stati fermi, si sono presi i paccheri (gli schiaffi, ndr) zitti e muti». Il suo interlocutore conviene con lui che la situazione è difficile, che «ormai non ci sta più il rispetto di una volta, e questi nuovi (le nuove leve della criminalità, ndr) mettono i piedi in testa ai “vecchi” (ai gruppi camorristici storici)».

«E’ normale. Purtroppo così deve andare, ti facevo vedere se una cosa del genere fosse capitata, non dico assai, dieci anni fa», dice ancora il camorrista che ha raccontato l’episodio dei rampolli dei boss schiaffeggiati in strada. «Come minimo, a chi si permetteva, lo andavano a prendere dove stava, e lo andavano a uccidere», argomenta il malavitoso, nella sua logica, tutta personale e assai discutibile. Le parole intercettate, però, danno la cifra di come gli equilibri tra i gruppi criminali che agiscono sul territorio nolano, negli ultimi anni, sia profondamente mutato.