San Giorgio a Cremano diventerà una città altamente digitale

di Giancarlo Tommasone

Altro che bella vita, il tenore economico espresso dalla famiglia Troia, sembra essere lontano anni luce dagli standard dei clan, quelli a cui ci hanno abituato la cronaca degli ultimi anni e le fiction diffuse dalla pay tv. E’ quanto risulta dal faldone dell’ordinanza eseguita lo scorso martedì contro il sodalizio criminale egemone a San Giorgio a Cremano. Da colloqui intercettati in carcere emerge infatti che il capostipite dell’organizzazione, Ciro Troia alias Gelsomino, prova a fingersi insano di mente per percepire la pensione di invalidità, mentre la nuora di quest’ultimo, Concetta Aprea, arriva perfino a chiedere lavoro come badante. A svelare i particolari della prima vicenda è la conversazione che intercorre tra la moglie del boss, Immacolata Iattarelli e il figlio Francesco Troia; viene captata a giugno del 2010.

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Concetta Aprea, nuora del boss Troia
Concetta Aprea, nuora del boss Troia

Francesco chiede del padre: «Papà ha perso la testa, allora?». «Chi? Tuo padre?», cerca conferme la donna. Alla risposta affermativa del figlio, risponde: «Ma no… sta facendo le carte che deve prendere la pensione». Ma non è ancora finita. Sempre Francesco, una settimana dopo, viene «intercettato mentre è a colloquio con la moglie Concetta Aprea», annotano testuale gli inquirenti. Ebbene si parla delle ristrettezze economiche in cui è costretta a vivere la donna del figlio del boss.

Immacolata Iattarelli, moglie del boss e reggente della cosca di San Giorgio a Cremano
Immacolata Iattarelli, moglie del boss e reggente della cosca di San Giorgio a Cremano

Francesco chiede a Concetta se stia ricevendo soldi e apprende che deve avere «altri 80 euro. L’uomo tranquillizza la moglie, dicendole che è una difficoltà temporanea che si sarebbe risolta per il mese successivo. E’ chiaro il riferimento alla riscossione della maxi-tranche estorsiva annuale ricadente in occasione delle festività di agosto», sottolineano i magistrati. Ma sei anni dopo la situazione pare non cambiare di molto, anzi peggiora dal punto di vista delle entrate, tanto che Concetta si vede costretta ad «elemosinare» un posto da badante.

E’ il 21 maggio del 2016, Francesco si trova recluso presso la casa circondariale
di Frosinone e la donna si reca
da lui a colloquio.

«Quando vuoi andare a lavorare o vuoi andare a fare qualcosa… tu lo devi dire a me, perché siamo io e te», afferma l’uomo rivolgendosi alla moglie. «Io gli avevo chiesto un piacere: di trovarmi un lavoro… avevo chiesto per andare a fare le nottate vicino a un vecchio», si schermisce Concetta Aprea.

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