Riportata alla luce solo nel 2016.

di Letizia Laezza

L’argomento di oggi è una scoperta relativamente recente: solo nel 2016 infatti, nel contesto del progetto “Grandi Laghi” finanziato dalla comunità europea, iniziativa nata per valorizzare la zona dei laghi flegrei, è stata riportata alla luce una necropoli risalente all’epoca romana situata fra Miliscola (Bacoli) e l’area archeologica di Cappella, nel comune di Monte di Procida. Questa scoperta – collocata ai margini del centro urbano dell’antica Miseno, fra via Panoramica e piazza Mercato di Sabato, a poche decine di metri dal lago Miseno, detto anche “Maremorto”- persegue la tradizione dei reperti mortuari appartenenti a questo territorio. Una terra che continua ad alimentare miti e misteri, quindi, quella dei Campi Flegrei e del suo circondario: infatti era noto già da tempo che Miliscola accogliesse un Colombario, struttura dove gli antichi romani conservavano le urne funerarie. La necropoli appena scoperta invece doveva essere riservata a titolo esclusivo alla sepoltura degli uomini della flotta navale che aveva base proprio in quelle acque tra Miseno e Miliscola, la cosiddetta classis misenensis. Nelle campagne di scavo sono stati trovati degli epitaffi che non solo confermano ulteriormente la presenza della flotta misenate in questa zona, ma forniscono tantissime informazioni sui marinai stessi e sulla loro organizzazione logistica.

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Fra le nicchie di questo antico cimitero, datato fra il l e il ll sec. a.C., ma il cui arco cronologico ipotizzabile dalle sepolture si protrae fino alla prima metà del V secolo, è stato rinvenuto anche uno scheletro umano e si ritiene che siano ancora in piedi i resti di una più ampia area sepolcrale e di un mausoleo. Queste tombe monumentali nel cuore della piazzetta di Cappella sono decorate con dipinti che si conservano ancora in parte: si tratta di affreschi sulle volte e nei loculi fra i quali sono particolarmente rilevanti le raffigurazioni di Selene (antica personificazione della luna piena) contornata da simboli magici e accompagnata una ragazza che balla, forse una baccante danzante; tali affreschi sono inscritti in una decorazione a tappeto con bande in giallo e rosso e testimoniano una certa cura per i dettagli nonché uno stile molto elegante.

Il tratto archeologico riportato alla luce si compone di almeno sette strutture disposte in un’unica quinta architettonica ed orientate verso Est/Ovest, lungo l’antica strada romana che collegava Miseno a Cuma, attualmente conformata alla contemporanea via Cappella, toponimo riferito alle camere funeree e che oggi presta il nome alla necropoli. I monumenti sono disposti su più file in una stratificazione di tombe a tegola e a fossa e rappresentano gli unici colombari pervenuti intatti tra quelli appartenenti alla necropoli romana di Miseno.
Ad ogni modo imbattersi in nuclei di monumenti funerari in questa zona non rappresenta assolutamente un unicum: uno di questi, che è ancora visibile sul fronte dell’attuale Via Miliscola, era già stato in grado alla fine del 1800 di fomentare le fantasie degli esploratori e dei viandanti, oltre che un ovvio quantitativo di supposizioni misteriche e di leggende.

È possibile visitare in parte questa importante scoperta archeologica: è infatti consentito l’accesso alla sopracitata serie di colombari situati lungo il margine della strada. Le sepolture sono di due tipi: a camera ipogea collettiva dove venivano conservate le urne e a camera collettiva per la deposizione degli inumati; inoltre, nello spazio intermedio fra i monumenti sono presenti numerose tombe a fossa. Sul ciglio orientale è collocato il monumento più antico, risalente all’epoca tardo repubblicana. Gli altri invece poggiano su pianta quadrangolare con volta a botte; internamente presentano una parete centrale, frontale all’ingresso, decorata da un’edicola sormontata da un frontone, mentre le pareti laterali sono caratterizzate dalle strumentali nicchie.

Un altro mausoleo, più complesso e costruito allo scopo di ospitare un numero sostanzioso di inumati, sorge isolato alle spalle della quinta monumentale degli edifici, con una struttura ipogea e loculi disposti su più livelli all’interno della camera funeraria. Oggi questo complesso, di proprietà del MiBACT, rientra nella gestione e nella tutela dal parco archeologico dei Campi Flegrei.