A Torino la ‘ndrangheta «si e’ inserita come intermediaria e garante nell’ambito del fenomeno del bagarinaggio gestito dagli ultras della Juventus», e, al di la’ degli esiti dei processi, «emerge un quadro molto preoccupante di infiltrazione ‘ndranghetista nei gruppi di tifosi organizzati della Juve, che deve suonare come qualcosa di piu’ di un campanello di allarme non solo per la societa’ torinese ma anche per tutte le altre squadre e per i rappresentanti delle istituzioni del calcio».

La presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi
La presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi

In 99 pagine il «Comitato Mafia e manifestazioni sportive» della Commissione parlamentare antimafia, presieduto da Marco Di Lello Pd, ha illustrato, con la presidente dell’Antimafia, Rosy Bindi, i risultati del lavoro che ha visto l’audizione di 37 soggetti. «L’incapacita’ di riconoscere le modalita’ dell’agire mafioso, sempre meno violente e sempre piu’ mimetizzate nelle migliori realta’ civili ed economiche – aggiunge l’Antimafia – non e’ un’eccezione ma rappresenta oggi il piu’ diffuso fattore di debolezza di moltissimi soggetti politici, amministrativi e imprenditoriali, soprattutto al di fuori delle regioni di tradizionale insediamento delle mafie».

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Da parte dei dirigenti della Juve, ha detto Bindi, «non c’e’ stata una complicita’ consapevole ma la societa’ non e’ stata neppure vittima. C’e’ stata una sottovalutazione del rischio, ma questo e’ un fattore comune a molte societa’ calcistiche» anche perche’ il calcio «non e’ un settore immune dalla mafia, proprio per la sua capacita’ di creare consenso». «Servirebbero piu’ responsabilita’ e piu’ consapevolezza. Quando la consapevolezza e’ maturata – ha aggiunto Bindi, riferendosi alla Juventus – la societa’ si e’ data delle regole che la potranno rendere piu’ forte, non dico immune».

Andrea Agnelli e John Elkann
Andrea Agnelli e John Elkann

Oggi intanto un collaboratore di giustizia ha rivelato che la sua famiglia voleva aprire un bar nel nuovo stadio della Juve. L’Antimafia cita tra l’altro lo stadio San Paolo di Napoli, relativamente «alla distribuzione delle tifoserie nelle curve dello stadio e, parallelamente, alla dislocazione dei clan mafiosi ‘competenti per territorio’ all’interno delle stesse». La Relazione evidenzia anche come «in alcuni casi i capi ultras sono persone organicamente appartenenti ad associazioni mafiose o ad esse collegate, come ad esempio a Catania o a Napoli; in altri casi ancora, come quello del Genoa, sebbene non appaia ancora saldata la componente criminalita’ organizzata con quella della criminalita’ comune, le modalita’ organizzative e operative degli ultras vengono spesso mutuate da quelle della associazioni di tipo mafioso». «Non sempre l’attivita’ illecita o violenta dei gruppi ultras – bacchetta l’Antimafia – riceve la necessaria attenzione mediante attivita’ di polizia giudiziaria, e della magistratura, ad esse specificamente dedicate».

L’infiltrazione della criminalità organizzata negli stadi

Il documento registra anche «forme, sempre piu’ profonde, di osmosi tra la criminalita’ organizzata, la criminalita’ comune e le frange violente del tifo organizzato, nelle quali si annida anche il germe dell’estremismo politico… e crea inquietudine – viene spiegato – la presenza di tifosi ultras in tutti i recentissimi casi di manifestazioni politiche estremistiche di destra, a dimostrazione che le curve possono essere ‘palestre’ di delinquenza comune, politica o mafiosa e luoghi di incontro e di scambio criminale».

Secondo stime delle forze di polizia i pregiudicati negli stadi si aggirerebbero intorno al 30% del totale. Ogni settimana, inoltre, 165 mila agenti vigilano per la sicurezza negli stadi, «possiamo permetterci questo lusso?», si e’ chiesta Bindi, secondo la quale il costo dovrebbe essere a carico delle societa’ calcistiche. Gli stessi giocatori poi, rileva la Relazione, «possono essere sfruttati a fini illeciti, attraverso il cosiddetto match fixing, l’alterazione del risultato sportivo per conseguire illeciti guadagni attraverso il sistema delle scommesse».

Tra le soluzioni avanzate dal coordinatore Di Lello, l’intervento sul Daspo, sia prevedendo termini di efficacia piu’ severi che introducendo l’obbligo e non piu’ la facolta’ di imporre di presentarsi agli uffici di pubblica sicurezza nel corso delle manifestazioni sportive; valutare l’introduzione di misure, sul modello inglese, che consentano di trattenere temporaneamente soggetti in stato di fermo all’interno dello stadio (ma per Bindi le strutture esistenti non consentirebbero questa possibilita’); la tracciabilita’ dei flussi finanziari con riguardo alla costituzione delle societa’ di calcio, alla cessione delle quote, alle transazioni per l’acquisto dei calciatori; il rafforzamento del sistema di monitoraggio sulle scommesse illegali; l’introduzione del reato di bagarinaggio.