sabato, Dicembre 3, 2022
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«La ’Ndrangheta controllava 28 logge su 32», della serie massomafia

Stagione delle stragi, le dichiarazioni di Giuliano Di Bernardo (ex Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia)

Stagione delle stragi e progetto separatista, due paragrafi bui che vivono nello stesso capitolo della storia della Prima Repubblica. La circostanza emerge dalle centinaia di pagine allegate agli atti del processo ’Ndrangheta stragista, che la scorsa estate si è concluso con la condanna all’ergastolo dei boss Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone. Proprio sugli intrecci tra massoneria e crimine organizzato in Calabria all’epoca della stagione stragista, ha reso significative dichiarazioni Giuliano Di Bernardo. «Sorprendenti – sottolineano i giudici – le convergenze fra quanto dichiara il collaboratore di giustizia Gioacchino Pennino e quanto afferma il più importante massone italiano».

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la massoneria deviò e si votò alla mafia

Di Bernardo, ascoltato come teste dai magistrati, il sei marzo del 2014, riferisce: «Sono entrato in massoneria nel 1961, nel 1993, dopo essere fuoriuscito dal Grande Oriente d’Italia (in cui ero stato nominato Gran Maestro ), fondai La Gran Loggia Regolare d’Italia nel 2002, in quanto rimasi deluso anche di questa nuova esperienza. La Gran Loggia Regolare d’Italia è stata riconosciuta dalla Massoneria Inglese. Il GoI (Grande Oriente d’Italia) fu invece disconosciuto. In relazione a queste vicende ho avuto diretti contatti con il Duca di Kent che è al vertice della Massoneria Inglese che è la vera Massoneria».

Le rivelazioni bomba durante una riunione della Giunta del Grande Oriente

Stando al racconto di Di Bernardo, «un ingegnere di Cosenza, mio vice nel GoI, persona che per me era il più alto rappresentante del GoI, nel corso di una riunione della Giunta del Grande Oriente (una sorta di Cda del GoI, ndr) che io indissi con urgenza nel 1993, dopo l’inizio dell’indagine del dottor Cordova sulla massoneria, a mia precisa richiesta, disse che poteva affermare con certezza, che in Calabria, su 32 logge, 28 erano controllate dalla ’Ndrangheta». Si trattò di una rivelazione che deflagrò come una bomba, al riguardo, Di Bernardo afferma: «Io feci un salto sulla sedia. Gli dissi subito: e cosa vuoi fare di fronte a questo disastro? Lui mi rispose: nulla. Io ancora più sbigottito chiesi perché. Lui mi rispose che non poteva fare nulla perché altrimenti lui e la sua famiglia rischiavano gravi rappresaglie». Dopo quanto appreso, spiega Di Bernardo ai magistrati, «presi contatti con il Duca di Kent a cui esposi la suddetta situazione. Lui mi disse che già sapeva questa situazione tramite notizie da lui avute dall’ambasciatore in Italia e dai servizi di sicurezza inglesi».

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