Controlli dei carabinieri a Secondigliano (foto di repertorio)

LA PRIMA FAIDA Le intercettazioni effettuate dai militari dell’Arma nel corso dello scontro tra clan Di Lauro e Scissionisti

Si è più volte detto che il sistema dello spaccio a Scampia e Secondigliano era uniformato sulle regole e le dinamiche di una vera e propria holding. Un’azienda criminale, ma pur sempre un’azienda che si strutturava, in maniera ferrea e altamente «disciplinata», dai vertici dell’organizzazione fino ad arrivare ai pusher al’opera in strada e impegnati con la vendita al dettaglio. Singolare, sotto questo aspetto, è l’atteggiamento di un capopiazza, che stanco del lassismo di alcuni «dipendenti», viene intercettato (in ambientale) mentre si scaglia contro chi, a suo dire «è un lavativo, un imboscato», uno senza alcuna voglia di lavorare.

E’ il 28 agosto del 2005, quindi in un periodo caratterizzato dalla faida tra clan Di Lauro e Scissionisti (solo a settembre di quell’anno, sarà stanato e assicurato alla giustizia il boss Paolo Di Lauro, conosciuto nell’ambiente criminale con l’alias di Ciruzzo ’o milionario). Al Rione dei Fiori, il famigerato Terzo Mondo di Secondigliano, le cose non vanno per niente bene. D., capopiazza al soldo della cosca di Cupa dell’Arco, è intenzionato a mettere ordine tra gli spacciatori. «Da domani vi faccio fare i soldati a tutti quanti», sbraita contro uno dei pusher.

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«Come i soldati? E pure io devo fare il soldato?», gli chiede un pusher col quale sembra avere maggiore confidenza, e del quale sembra fidarsi di più. «Sì, tutti quanti – conferma D. –. Tu pensa a portare i pacchettini (le dosi di stupefacente, ndr) nel rione. Qua ognuno fa i cazzi suoi, così non va bene, dopo sono io che devo dare conto, mica voi». Nel corso della conversazione emerge la volontà da parte del capopiazza di multare un suo «sottoposto», che non si sta presentando a  spacciare. «E’ finita la storia, mo il primo che paga è quello che non viene a lavorare da un po’ di giorni. Che ha capito? Gli levo subito 500 euro sui soldi che deve avere», afferma il gestore del «punto vendita» minacciando sanzioni.