mercoledì, Novembre 30, 2022
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La morte di David Sassoli ha mostrato il peggio di una società incattivita

Il presidente del Parlamento europeo salutato con emozione e dolore da Capi di stato e vertici della chiesa

di Mario Polese

David Sassoli se ne è andato prematuramente. Il presidente del Parlamento europeo era un italiano, un giornalista, un cattolico e un uomo estremamente educato. Era una persona che ha dimostrato, con i fatti, che per scalare i vertici della politica non sia per forza necessario urlare e cercare lo scontro e like sui social. Era un uomo che all’arroganza e alla polemica ha sempre preferito il sorriso, la gentilezza e il dialogo. Eppure la scomparsa di David Sassoli, del sorridente ed educato Sassoli, ha palesato, se ce ne fosse ancora bisogno, che viviamo in una società completamente spaccata.

Perché se la morte del presidente del Parlamento di Bruxelles ha creato da un lato un enorme scia di reazioni di commiato da parte della massime istituzioni internazionali politiche e religiose che lo hanno salutato con commozione, garbo e dolore attribuendogli una statura umana, professionale e politica di grande prestigio, dall’altro c’è chi superando qualsiasi norma del buon gusto e stracciando in pochi attimi quel sentimento di pietas e di misericordia – sacri per secoli alla nostra cultura – ha ‘banchettato’ alla stregua di affamati avvoltoi sulla notorietà per defunto per ottenere una effimera visibilità o solo per estrema pochezza d’animo.

La questione è grave

Da anni ormai abbiamo accettato che la notorietà comportasse un prezzo alto da pagare in termini di privacy personale e familiare. Poi è cominciato a succedere che è venuta meno, in molti casi, la tutela dei principi costituzionali di garantismo nel caso il personaggio noto incappi nel corso della propria vita in indagini della magistratura. In pratica la legge della giungla: se sei famoso, o almeno poco poco importante non vale più il principio, dell’innocenza fino al terzo grado di giudizio.

Per i politici, ma anche per gli imprenditori importanti o personaggi dello spettacolo, dello sport e delle arti il primo tribunale non è quello della legge e dei giudici ma quello del popolo e della piazza. E più si è noti e più la sentenza popolare diventa veloce e brutale. Poco conta che magari dopo anni di sofferenza ingiusta inferta alla persona indagata o semplicemente sospettata e alla sua famiglia arriva una sentenza di innocenza. Questa deriva non è accettabile.

E colpisce che uno degli ultimi messaggi pubblici di David Sassoli sia stato dedicato a Silvia Tortora, scomparsa il 10 gennaio scorso; figlia di Enzo che fu uno delle prime vittime, da uomo completamente innocente come poi hanno dimostrato i fatti, di quel giustizialismo feroce e affamato di vittime importanti che alimentato da sentimenti negativi come l’invidia, la vendetta o il carrierismo ha condotto il nostro Paese in una palude meschina.

Offeso dal ‘cannibalismo’ di chi vede nemici dappertutto

Eppure, per restare a Tortora e Sassoli, si parla di due uomini entrambi dai modi garbati e gentili. Due uomini sorridenti, affabili, colti e misurati. A Sassoli in particolare, che soffriva da anni di una grave malattia del sangue, non viene perdonato di essere morto in tempo di pandemia da Covid e di non aver avallato le tesi dei no vax. Una ‘colpa’ grave, evidentemente, per chi si nutre di fake news e per chi ha confuso completamente anche il valore del pensiero antagonista con l’odio viscerale per chi la pensa diversamente.

Tanto che alla notizia della scomparsa del giornalista ed eurodeputato, in una sorta di schizzofrenia cannibalesca, c’è chi subito senza preoccuparsi del dolore che una morte comporta ad amici, parenti, figli e coniugi, ha iniziato a confezionare false notizie. Così prima c’è chi ha chiesto, senza averne titolo, che sulla salma di Sassoli si eseguisse l’autopsia per verificare che la morte non fosse legata al vaccino, per poi arrivare, addirittura, a chi si felicitava per la scomparsa ‘di uno di loro’ auspicando che anche altri avessero la stessa sorte.

Informarsi per non cadere nel cattivo gusto

Eppure Sassoli è deceduto in un noto centro tumori e la cosa era ben nota come tutto il suo drammatico percorso sanitario. Sarebbe bastato informarsi per non cadere nel cattivo gusto di chiedere accertamenti e indagini sulla morte del presidente del Parlamento europeo. Ma la conoscenza evidentemente è un pericolo per chi ama sentenziare ed ergersi a novello ‘profeta’ del pensiero leggero. Eppure stiamo parlando di una persona stimata da chiunque lo abbia conosciuto. Di lui hanno parlato con grande emozione capi di Stato, vescovi, cardinali, politici anche di partiti avversari e colleghi di una vita.

E pure se qualcuno politicamente non la pensasse come lui non ha certo il diritto, senza conoscerlo minimamente, di inveire contro chi si è battuto realmente per i più deboli e per gli ultimi. Non a parole sui social ma con i fatti e con il lavoro di una vita. Ad ogni modo sono certo che a Sassoli, passati questi brutti giorni, la storia renderà giustizia per il suo vero valore. Un uomo che si è distinto per i suoi valori e per la capacità di interpretare il proprio tempo nel solco di ideali giusti con la capacità di ascoltare e di fare uso del proprio intelletto.

Mario Polese
Vice Presidente Consiglio Regionale Basilicata

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