domenica, Settembre 25, 2022
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La «mesata» da fame dell’affiliato al clan Moccia

L’organizzazione criminale non era molto generosa nei confronti dei propri affiliati

I soldi facili e la bella vita degli affiliati ai clan di camorra sono solo un mito da sfatare. Appartenere a un’organizzazione camorristica non significa guadagnare denaro in quantità industriale. Anzi, molto spesso si parla di stipendi da fame. Nell’ordinanza contro il clan Moccia emessa ad aprile 2022 si apprendono le parole di Alessandro Iovinella che agli inquirenti spiega il funzionamento della cosiddetta «mesata»: «Venivo stipendiato con un fisso di 500,00 € al mese».

«Inoltre – racconta – io, V. e M. ci prendevamo tutte le estorsioni che chiudevamo sui lavori di ristrutturazione di appartamenti a Casoria. Una parte di queste quote estorsive le ho consegnate personalmente anche a Domenico Cimini. Su un’estorsione di 1.000 euro per queste ristrutturazioni io prendevo 200,00 euro e 200,00 le prendeva V. e 300/400 M. le mandava a Cimini. Il resto se lo predeva lui».

Ma anche aggiungendo questi proventi illeciti di certo non si potevano permettere una vita da nababbi. «Con queste ulteriori quote arrivavo a 1.400 €, 1.500,00 € al mese». Tutti gli affiliati prendevano 500 € mentre qualcuno di «rango» superiore poteva arrivare a 800/900 € al mese. La stessa somma veniva spedita ai detenuti. «Da quando sono stato arrestato – afferma Iovinella nel verbale riportato nell’ordinanza – sono stato mantenuto in carcere. Hanno mandato alla mia compagna 500,00 € ogni mese».

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