Spaccio al Rione don Guanella

La circostanza emerge dalla intercettazione di una telefonata che avviene tra una cliente e il suo spacciatore di fiducia

La dose? «La dai a mia figlia piccola, la faccio scendere e la prende lei». A parlare, intercettata, è una donna che tratta l’acquisto di droga con un pusher che agisce per conto del clan Lo Russo. Lo spacciatore copre la zona del Rione Don Guanella. Il dialogo captato finisce prima in una informativa di polizia giudiziaria e poi agli atti di una inchiesta sulla cosca di Miano. Sono le 23.30 quando arriva la telefonata della acquirente, che chiede al suo fornitore: «Puoi venire sotto casa, così faccio scendere mia figlia giù al vicolo?». E il pusher accetta: «Sì, sì, falla scendere nel palazzo». La minorenne è giù da più di un quarto d’ora e lo spacciatore ancora non si vede, allora la mamma lo ricontatta: «Ti vuoi muovere? Sta mia figlia piccola qua giù».

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Assai preoccupante il fatto che una madre non solo faccia scendere di casa, da sola, una ragazzina intorno alla mezzanotte, ma che la incarichi pure di una tale commissione, quella che ha a che fare con il rifornimento della dose di droga. La stessa donna – emerge ancora dalle intercettazioni – ritelefona al pusher, qualche giorno dopo, per un nuovo «ordine». Questa volta la mamma «tossica» è alla ricerca di hashish, è in compagnia di una sua amica, con la quale si confronta sulla quantità da acquistare: «Quanto ne prendiamo? Cinquanta euro di fumo, prendo? Risparmio anche una decina di euro, che vuoi fare? Li vuoi anche tu dieci euro di fumo?». Anche in questa occasione, acquirente e pusher prendono appuntamento per la consegna giù al vicolo.

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