Raffaele Cutolo e Pasquale Barra (alias 'o animale)

LA STORIA DELLA CAMORRA / Le dichiarazioni dell’ex santista della Nco (deceduto nel 2015) nel corso del processo per la strage di Piazza della Loggia

di Giancarlo Tommasone

All’inizio della sua carriera criminale, Pasquale Barra (scomparso all’età di 73 anni, il 27 febbraio del 2015), già santista della Nco del boss Raffaele Cutolo, era detto ’o studente. In carcere, però, diventa ’o animale, il lungo braccio armato utilizzato per attuare le sentenze di morte della Nuova camorra organizzata. Si dissocia dall’organizzazione relativamente presto, all’inizio degli anni Ottanta, e passa a collaborare con la giustizia. Il suo pentimento è tra i più controversi della storia delle cronache giudiziarie, a tal proposito basti ricordare come risulteranno inventate di sana pianta le dichiarazioni che innescano l’arresto e la condanna in primo grado, del giornalista televisivo Enzo Tortora, poi assolto con formula piena (il fatto non sussisteva) dai giudici della Corte di Appello di Napoli.

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Il coinvolgimento di Tortora – vittima di false accuse e completamente estraneo ad ambienti e a dinamiche malavitose -, portò il noto presentatore ad ammalarsi gravemente, e a morire (il 18 maggio del 1988). Tornando a Barra, è interrogato – in veste di teste – anche nell’ambito di un processo imbastito a Brescia, per la strage di Piazza della Loggia. Siamo nel 2009, è il 29 settembre. L’ex santista – che in aula dice di essere in prigione da circa 40 anni – rispondendo alle domande del pm sull’omicidio del detenuto Ermanno Buzzi (ucciso in carcere), afferma di non poter ricordare tutte le dichiarazioni rese in merito, molti anni prima. Il delitto è avvenuto nel penitenziario di Novara, nel 1981, ad opera dei neofascisti ordinovisti, Pierluigi Concutelli e Mario Tuti.  «Sono stato detenuto con Concutelli, forse anche con Tuti, ma non ricordo con precisione. Ricordo dell’omicidio di Ermanno Buzzi, ma non ricordo di aver ricevuto confidenze relative al delitto, né da parte di Concutelli, né da parte di Tuti», dichiara Barra.

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Il pm, a questo punto contesta al teste, che il 17 novembre del 1982, interrogato nel carcere di Trani, aveva fatto mettere a verbale: «Posso affermare, a quanto Concutelli e Tuti mi dissero, che Ermanno Buzzi fu ucciso da loro perché si voleva dissociare ed assumere la posizione di pentito». «Se ho detto così, vuol dire che è così – risponde Barra –, ma io adesso non ricordo più niente di quell’omicidio». E l’ex appartenente alla Nco tiene a sottolineare al presidente della Corte: «Io nelle carceri ho fatto 67 omicidi, nel corso della mia collaborazione ho voluto parlare, oltre che di quelli che ho confessato di aver commesso, anche di altri 800-900 omicidi (commessi da altri). E quindi è facile che possa non ricordare qualche dichiarazione resa negli anni».

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