giovedì, Giugno 30, 2022
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La linea di trasporto pubblico urbano del clan D’Alessandro

Il cognato del boss, dopo i taxi, provò a lanciare un nuovo servizio mobilità: «abbiamo visto che la nostra cittadina sta in difficoltà»

Il cognato del boss Michele D’Alessandro dietro il tentativo di dar vita a una linea pubblica di trasporto urbano a Castellammare di Stabia. Lo hanno scoperto gli inquirenti che nell’informativa «Cerberus» hanno raccontato l’accaduto. A rendere complicata la vita dei titolari però, l’intervento dei vigili stabiesi che non ritennero la documentazione valida per proseguire l’attività. Tutto accadde nel novembre del 2013. Secondo gli inquirenti il gestore occulto del servizio era P. E., l’uomo che organizzava il servizio taxi per il clan stabiese, ma «nascosto a tutto l’iter amministrativo facendo in realtà esporre colui che sui documenti era il titolare».

Il proprietario «ufficiale», infatti, era un imprenditore della costiera sorrentina, intestatario di alcune licenze per il trasporto turistico. Dalle indagini, emerse che l’assenza del suo nome dagli atti ufficiali era un tentativo di non ricondurre al clan D’Alessandro l’attività intrapresa a Castellammare di Stabia. A conferma della sua influenza, il cognato del boss, durante un’intercettazione telefonica, parlò con una possibile cliente spiegando la situazione: «Dal 2001 abbiamo queste concessioni ma non le abbiamo mai attivate… ed oggi che abbiamo visto che la nostra cittadina sta in difficoltà abbiamo preferito attivarle… e loro si stanno ribellando… però devono guardare prima nelle case loro e poi dopo…. » affermava quasi fossero benefattori per lo sviluppo della città aggiungendo: «perché loro hanno distrutto l’azienda pubblica che c’era».

L’uomo del clan spiegava di avere tutti contro: «Stiamo combattendo tutto tranne… la cosa migliore è che noi subito siamo partiti… e stiamo aiutando il cittadino… tutte le cose negative stanno attorno alla nostra città». Una cooperativa che ha «preso a lavorare tutte persone di Castellammare». In pratica, secondo il racconto dell’uomo, destinata a fare cose belle. Non la pensava così il comando dei vigili urbani stabiesi che contestò la licenza. Per la Municipale, infatti, la concessione era per il trasporto turistico dei passeggeri ottenuta dalla cooperativa della Costiera e non giustificava il servizio offerto di trasporto pubblico. Inoltre, sempre per quanto accertato dai vigili era anche scaduta.

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