L’autore a Stylo24: è un romanzo di formazione, che parla di un periodo che ha molta attinenza con quello che stiamo vivendo. Mi piacerebbe lo leggessero i giovani.

In un’Italia stremata dall’incubo della guerra, il siciliano Enea Crisafulli, marinaio sommergibilista di stanza a Pola, approfittando di una licenza segue Vittorio, suo commilitone e amico fraterno, a Faenza. È l’estate del 1943 e il giovane, sordo ai consigli di chiunque, decide di tornare a Messina, già occupata dagli anglo-americani, per andare a prendere sua madre e portarla al Nord dove è convinto che starà più al sicuro. È così che inizia il viaggio di Enea lungo un paese dilaniato dalla guerra e sfiancato dai bombardamenti che ne hanno cambiato la fisionomia.

Ma l’8 settembre, travolto insieme con altri seicentomila soldati dall’armistizio che disgrega lo Stato chiedendo a ciascuno dei suoi abitanti, civili e militari, di decidere da che parte stare anche Enea è costretto a compiere una scelta. La licenza è un affresco a tinte fosche che non lascia respiro ai personaggi che ne abitano le pagine costringendo il lettore a una lettura serrata. Con uno stile asciutto e dialoghi impastati dei tanti dialetti quante sono le regioni attraversate da Enea nel suo viaggio, il romanzo racconta come si sia disgregato il folle sogno imperialista italiano, come si sia passati dalla guerra coloniale d’Etiopia all’impietosa lotta fratricida che non risparmierà nessuno.

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Stylo24 ha avuto modo di parlare del romanzo storico “La licenza” con l’autore, Mario Falcone, uno degli sceneggiatori italiani più noti, che ha firmato alcune delle fiction televisive di grande successo – Padre Pio, Ferrari, La Guerra è finita, De Gasperi, l’uomo della speranza, Einstein, Francesco – e vinto numerosi premi nazionali e internazionali.

La figura di Enea è centrale nel romanzo: durante il viaggio, alla sua trasformazione in uomo si contrappone quella che vive l’Italia.

Assolutamente. Il romanzo è una fotografia di quello che è successo in quegli anni, con il protagonista che, attraversando un Paese distrutto dalla guerra, incontrerà molte persone e cambierà il suo modo di vedere la vita e lo stesso conflitto mondiale, dovendo compiere anche delle scelte molto importanti. Enea rappresenta i tanti giovani nati e cresciuti durante il fascismo. A cui hanno regalato gli anni migliori della loro vita. Anche se in lui c’è quella consapevolezza che in molti è mancata e che lo porterà a una maturazione.

Potremmo definirlo un romanzo di formazione?

Credo ci siano tutte le caratteristiche per farlo. A cominciare dai vent’anni del protagonista. C’è la vita, mischiata col dramma della guerra. La formula è la grande storia vista dal basso e dalle persone semplici, che vengono travolte dai grandi eventi e, quindi, costretti a fare delle scelte.

Tra queste c’è anche quella fatta da Gemma, madre di Enea, sul letto di morte del soldato James Scandaliato, che porta alla luce una storia troppo spesso dimenticata, come quella dei massacri perpetrati dai soldati americani giunti in terra di Sicilia.

E’ la sottotrama. La madre di Enea, infermiera, poco prima che il figlio arrivi a Messina, prende servizio in ospedale, dove viene ricoverato un giovane soldato italo-americano, ferito da un militare di colore ubriaco durante una rissa in un locale. Gli consegnerà una lettera, chiedendole di aprirla solo al termine della guerra. Da quel momento finiranno nel mirino dell’OSS, il progenitore della CIA, che vuole avere quella missiva, nella quale c’è il resoconto del massacro di Biscari. Il crimine di guerra compiuto dall’esercito degli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale, quando vennero uccisi 76 prigionieri di guerra tedeschi e italiani, per ordine del generale Patton. Una storia ai più sconosciuta (ne parlò solo Alfio Caruso, giornalista e scrittore siciliano, in uno dei suoi bellissimi romanzi storici) che credevo fosse giusto riportare alla luce.

Come mai la scelta di questo titolo?

Ha un doppio significato. Sia perché Enea approfitta di una licenza militare per fare questo viaggio, in sostanza è da lì che comincia tutto, sia perché in quel momento storico c’era ormai la licenza di fare tutto. Uccidere, violentare, contrabbandare. Era un periodo senza più regole.

E’ un romanzo che ha molta attinenza con quello che stiamo vivendo?

Purtroppo sì. La sensazione che tutti abbiamo in questi giorni, se non in questi mesi, è quella di un ulteriore dopoguerra. Come quello che veniva raccontato dai nostri genitori e dai nostri nonni. Forse per questo mi piacerebbe che lo leggessero soprattutto i giovani. Per capire bene, o comunque meglio, quel periodo. E’ un libro contro la guerra, in cui non vengono prese le parti di nessuno, perché nella guerra non ci sono buoni né cattivi. Tira solo fuori il peggio e a volte il meglio dell’essere umano.