Le due versioni della storia in cui si mischiano sacro e profano

di Anna Pavarese

Il sacro ed il profano danno vita a due versioni di una leggenda che coinvolge la Baia dei due Frati a Posillipo. Se Napoli è la città dalle mille contraddizioni ma in grado di far coesistere straordinariamente gli opposti, le storie sopra citate non potevano che nascere nel capoluogo campano. Secondo la tradizione cristiana, dietro gli scogli della Baia, sarebbe sorta una Chiesa dedicata a San Pietro subito dopo il suo arrivo a Napoli e, la notte del 29 giugno, giorno della ricorrenza di San Pietro e Paolo, gli scogli sarebbero soliti invertire le loro posizioni.

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Alcuni interpretano il termine “Frati” rifacendosi ai monaci che risiedevano nella Cappella votiva dedicata al primo Apostolo, altri, invece, si appellano ad una leggenda, dai risvolti drammatici, che ha come protagonisti due fratelli. È la storia di un terribile naufragio avvenuto in una notte tempestosa, dove solo i fulmini illuminavano lo scenario angoscioso che andava a palesarsi a due fratelli, Carmine e Luigi, che, subito, accorsero in aiuto degli sventurati. Vi fu soltanto una superstite, la bella Concetta, che fu accolta come una sorella nella casa di coloro che le avevano salvato la vita.

L’armonia familiare dominava nell’abitazione fino a quando, nel cuore di Carmine e Luigi, prese posto un sentimento amoroso nei confronti della fanciulla. Durante un ballo in maschera, nella sera di Carnevale, Luigi, invaghitosi perdutamente, decise di rapire la ragazza trascinandola sulla sua barca ma, appena Carmine si accorse del ratto, si lanciò alla fuga del misterioso criminale. Estrasse un coltello e lo affondò nel petto del sequestratore. Non tardò molto a scoprire che, sotto la maschera di colui che aveva ucciso, si celava il volto di suo fratello. Sopraffatto dal dolore, con un peso troppo grande da sopportare, con l’arma dell’atroce delitto, decise di porre fine alla sua vita.

Leggenda vuole che un fulmine colpì lo scoglio dal quale balzò Carmine per aiutare la donna amata, dividendolo in due parti, per simboleggiare la separazione tra i due fratelli e, da allora, le loro anime continuano a vagare, eternamente, alla ricerca dell’adorata Concetta.